Il figlio di Stalin

Estate 1941. Un soldato viene catturato durante l'avanzata dell'esercito nazista in Unione Sovietica, insieme a un compagno d'armi. È un capitano di fanteria. Viene assegnato a un campo della Prussia orientale che accoglie slavi, tartari, mongoli, caucasici e, soprattutto, militari russi. All'ufficiale tedesco che lo interroga dichiara le proprie generalità: Jacob Giugashvili. Un nome da aggiungere ai meticolosi verbali di internamento e decesso. Non vorrebbe aggiungere altro, ma una piccola foto della madre lo rivela. Dietro vi è una scritta, e la firma del padre: nientemeno che Stalin in persona. 

Sulla base di fonti incerte (diceria di guerra o verità?), nel 1953 Riccardo Bacchelli cercò di riordinare in un romanzo i pezzi di questa singolare vicenda come se fossero le tessere di un enigma. Tra diffidenze e sospetti, servizi investigativi messi in burla, dottori che praticano esperimenti scientifici su cavie umane e persino una baronessa disposta a sedurre il misterioso prigioniero per convertirlo al nazismo, la storia di un uomo che avrebbe voluto essere dimenticato, uscire dalla Storia così come era uscito dal Cremlino. Un disperato, anarchico, forse nichilista, tentativo di distinguersi da ogni vincolo con il potere, con la famiglia, con l'identità. 

ISBN: 978-88-3389-325-9
Pagine: 318
Pubblicazione: feb 2022

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ISBN: 9788833893631
Pagine: 318
Pubblicazione: feb 2022

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Le recensioni della stampa

Massimo Onofri - Avvenire

La mia impressione è che parli fin troppo al nostro straziato oggi.
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Il Fatto Quotidiano

Un piccolo classico del Novecento (mai passato di moda)
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Mario Baudino - La Stampa

Bacchelli sa descrivere gli orrori del campo con una precisione da storico e la disperata solitudine di Jacob con le tecniche del romanzo psicologico.
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