Bitches Brew

Il capolavoro di Miles Davis che ha rivoluzionato il jazz

Bitches Brew, album doppio di Miles Davis, registrato nell’agosto del 1969 e pubblicato nel marzo del 1970, è un disco leggendario che da cinquant’anni disorienta e incanta gli appassionati di jazz e rock. George Grella, l’autore di questo libro-guida, lo ascoltò per la prima volta con un amico quando aveva quindici anni senza riuscire a capire cosa stesse succedendo. Grella e il suo compagno erano giovani ma non sprovveduti, suonavano già discretamente, conoscevano i meccanismi della musica jazz: «Sapevamo barcamenarci fra melodie e successioni di accordi e piazzare un assolo dove richiesto. Insomma, sapevamo strutturare la nostra musica. Ma la struttura di Bitches Brew ci sfuggiva completamente: non capivamo come ciascuna nota determinasse la successiva.» L’album è un misterioso monolito sonico e conquista Grella con l’oscura bellezza e le infinite promesse dalla sua musica inaudita – letteralmente: mai ascoltata prima.
In questo libro Grella sa trasmetterci tutto il suo entusiasmo giovanile, l’ebbrezza che si prova davanti a una rivoluzione musicale, ma soprattutto ci racconta la storia e svela i segreti di quell’oggetto magico che è Bitches Brew. Il disco è infatti il frutto della collaborazione tra due geniali sperimentatori: Miles e il produttore-compositore Teo Macero, e la loro visione viene sostanziata da un gruppo di musicisti fenomenali come Wayne Shorter, John McLaughlin, Joe Zawinul e Chick Corea che negli anni Settanta tracceranno nuovi percorsi del jazz.

Titolo originale: Bitches Brew
Traduzione: Michele Piumini

ISBN: 978-88-3389-052-4
Pagine: 138
Pubblicazione: mag 2019

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Titolo originale: Bitches Brew
Traduzione: Michele Piumini

ISBN: 9788833890982
Pagine: 138
Pubblicazione: mag 2019

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Le recensioni della stampa

Luca Valtorta - Robinson - la Repubblica

Un disco talmente stratificato che ad ogni ascolto si scopre qualcosa di nuovo.
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Alberto Riva - il Venerdì di Repubblica

Si sente vibrare la forza anticipatrice di Miles Davis, ed è sorprendente come il suono della sua tromba continui ad arrivarci dal futuro.
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Il Mattino

Nella storia del jazz, forse anche più semplicemente della musica tutta, ci sono grandi strumentisti e... poi c'è Miles Davis.
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