David Foster Wallace

Come nasce un autore di culto? A metà della sua brillante carriera universitaria, il giovane David Foster Wallace, un perfetto nerd appassionato di filosofia, matematica e logica, ha quella che lui stesso definisce una crisi di mezz’età a vent’anni: in preda a un improvviso calo di motivazione lascia gli studi per un semestre e se ne torna a casa; gli capita in mano «The Balloon», un racconto di Donald Barthelme, uno dei maestri della narrativa postmoderna; ne rimane folgorato, comincia a scrivere.
La sua prima opera pubblicata è The Broom of the System (La scopa del sistema), nelle parole dell’autore «il romanzo di formazione di un giovane wasp ossessionato da Wittgenstein e Derrida», che riceve dalla critica un’accoglienza entusiastica. Seguono un originale saggio sul rap scritto a quattro mani con un ex compagno di college, Signifying Rappers (Il rap spiegato ai bianchi) e la raccolta di racconti Girl with Curious Hair (La ragazza dai capelli strani). Il successo è immediato e i paragoni illustri (benché spesso non incontrino il favore di Wallace) abbondano: i nomi di De Lillo, Pynchon, Barth e di tutti i grandi padri della narrativa postmoderna e sperimentale vengono citati per elogiare uno stile che mescola intellettualismo e comicità, surrealtà e iperrealismo, ironia e reale commozione. Wallace riceve una serie di premi prestigiosi e si assicura un seguito fedelissimo di lettori dal palato fine.
Ma il suo capolavoro indiscusso è Infinite Jest (1996): ambientato in un poco fantascientifico prossimo futuro in cui tragicomici progressi della tecnologia e surreali sviluppi politici non mutano la complessità dolorosa dei sentimenti e dei rapporti umani, questo secondo, mastodontico romanzo (1200 pagine nell’edizione americana, più di 1400 in quella italiana, la prima mai realizzata al mondo) lo fa entrare definitivamente nel Gotha della narrativa americana degli ultimi decenni. 
La scrittura di Wallace è altrettanto ispirata quando si tratta di non-fiction stories: una serie di articoli che spaziano fra lo sport, la critica letteraria e il puro reportage di costume con una vena ironica irresistibile sono stati raccolti nel 1997 in A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again (Una cosa divertente che non farò mai più e Tennis, tv, trigonometria, tornado), ma ne esistono molti altri pubblicati sulle più influenti riviste americane: fra i più recenti, una cronaca ravvicinata della campagna elettorale per le primarie americane («Rolling Stone», n. 838) e una recensione-saggio sul rapporto fra l’uso della lingua e la questione razziale negli Stati Uniti di oggi («Harper’s», aprile 2001).
Estraneo alla mondanità letteraria e non, ma senza eccessi da "invisibile" alla Pynchon, David Foster Wallace ha vissuto per anni a Bloomington, una cittadina nel cuore dell’Illinois dove ha insegnato all’università locale (è proprio il Midwest la vera patria di Wallace, leggere per credere le descrizioni fra l’epico, il bucolico e il grottesco che fa degli sterminati campi di granturco e delle bizzarrie metereologiche dell’Illinois in più d’uno dei suoi racconti). Di recente però Wallace si è trasferito in California: un nuovo incarico accademico lo attendeva in un’altra cittadina di provincia, Pomona, nei pressi di Los Angeles. Nel frattempo, dopo aver pubblicato nel 1999 un secondo libro di racconti, Brief Interviews with Hideous Men (Brevi interviste con uomini schifosi), che raccoglie pezzi inediti e già apparsi su rivista nel corso di diversi anni, Wallace è tornato a due dei suoi grandi amori di gioventù, la matematica e la filosofia, nel suo volume più recente, Everything and More, uscito nell'autunno 2003 negli Stati Uniti: un saggio sulla storia del concetto di infinito nella matematica che lo consacra ancora una volta come artista geniale capace di scrivere di tutto con immancabile acutezza di visione e perizia stilistica.
Negli ultimi anni sono comparsi su diverse riviste letterarie americane (preferibilmente piccole, indipendenti, addirittura oscure) diversi suoi racconti di varia lunghezza, che nel corso del 2004 andranno a formare una raccolta dal titolo provvisorio di Oblivion. I diritti italiani, con somma tristezza della nostra caporedattrice, sono stati acquistati da Einaudi.
Il 12 settembre 2008, David Foster Wallace è stato ritrovato morto nella sua casa di Claremont dalla moglie Karen Green. Ha lasciato un vuoto incolmabile nella letteratura mondiale.

David Foster Wallace: bibliografia

La scopa del sistema, Einaudi, 2014
Di carne e di nulla, Einaudi, 2013
Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi, 2012
Il re pallido, Einaudi, 2011
Questa è l'acqua, Einaudi, 2009
La scopa del sistema, Einaudi, 2008
Infinite Jest, Einaudi, 2006
Considera l'aragosta, Einaudi, 2006
Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito, Codice, 2005
Oblio, Einaudi, 2004
Brevi interviste con uomini schifosi, Einaudi, 2000
Infinite Jest, Fandango, 2000
La scopa del sistema, Fandango, 1999