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Guardare il mondo con altri occhi: "Un ragazzo d'oro" di Eli Gottlieb

In questa rubrica in collaborazione con minimum lab ospitiamo sul magazine articoli di approfondimento a cura dei nostri corsisti. In questa puntata Ilaria Mazzaferro ci racconta Eli Gottlieb.

di Ilaria Mazzaferro


Un ragazzo d'oro di Eli Gottlieb, uscito per minimum fax nel 2018 e vincitore del premio The Bridge come miglior romanzo americano inedito in Italia, racconta la storia di Todd Aaron, cinquantenne autistico che da più di quarant'anni vive al Payton Living Center, un centro che ospita pazienti con patologie cerebrali congenite e acquisite.

Uno dei principali punti di forza del romanzo risiede sicuramente nella capacità dell'autore di catapultarci nella mente del protagonista, io narrante, per consentire al lettore di vedere il mondo con i suoi occhi, attraverso un linguaggio asciutto e senza fronzoli, così che il lettore possa raggiungere una profonda immedesimazione emotiva con Todd – diversamente da quanto accade con il poco realistico lieto fine del film Rain Man o le eccezionali doti intellettive dell'Asperger che emergono dallo Strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon – e in questo senso è sicuramente decisivo il fatto che Gottlieb sia cresciuto con un fratello autistico.

È lo stesso autore ad affermare di avere modificato il proprio linguaggio nell'intento di sentire dentro di sé; il suono delle parole del fratello: Gottlieb, dunque, si è messo in ascolto e ha dato voce alle possibili esperienze, riflessioni, stati d'animo e desideri di una persona che rientra nello spettro dell'autismo, qualsiasi cosa questo termine voglia dire, giacché come ci spiega lo stesso Todd, "lo spettro è così ampio che non si vede dove finisce" e "dentro può starci praticamente chiunque". Così come si è messa in ascolto del protagonista Assunta Martinese, che ha traghettato i pensieri di Todd da una lingua all'altra, per dare la possibilità anche al lettore italiano di indossare le lenti con cui Todd vede il mondo.

Quando Un ragazzo d'oro arriva finalmente a noi, quindi, è il nostro turno di ascoltare ed entrare in un mondo che può essere più o meno lontano dalle nostre esperienze quotidiane, con le difficoltà di una famiglia nell'affrontare la malattia di un figlio, il Payton Center, gli effetti degli psicofarmaci, la variegata comunità degli educatori. Se ascoltiamo bene, però nel nostro viaggio nella mente di Todd possiamo anche scoprire che, in fondo, le sue sono esperienze universali che tutti noi ci troviamo a vivere ogni giorno, volenti o nolenti: tutti noi viviamo in una comunità che non sempre ci piace; facciamo incontri tanto positivi – come può essere quello di Todd con la sua educatrice Raykene – quanto negativi – come quello con Mike Grembiule; incontriamo persone con le quali si instaurano rapporti dai confini indefinibili ma che riescono in qualche modo a cambiare la nostra visione della vita e a scardinare le sicurezze di cui abbiamo bisogno, come capita a Todd con Martine; ci troviamo a dover affrontare la dipartita delle persone che più amiamo, come è per Todd la perdita dell'adorata mamma; desideriamo tutti amare ed essere ricambiati e talvolta può accadere che sia proprio in seno alla famiglia che l'amore fa più fatica a trovare posto, soprattutto davanti alle difficoltà, e a ricordarcelo sono il rapporto tra Todd e il fratello Nate, e la violenza del padre che i due subiscono durante l'infanzia e che segnerà entrambi per il resto della vita.

Allora diventa chiaro che, se lo ascoltiamo, Todd ci fa un immenso regalo: ci dona la sua percezione del mondo, quel mondo che, in fondo, è anche il nostro e il linguaggio asciutto con cui ce lo descrive ha l'incisività delle pennellate di un Van Gogh. Questo Todd ce lo dimostra sia quando ci racconta semplici esperienze sensoriali, sia nei momenti più intensi dal punto di vista emotivo, dal rapporto con il padre, passando per i misteri insondabili della vita, fino a giungere a un fugace ma intensissimo ritorno a casa di Todd, un ritorno tanto fisico quanto figurativo, che lo porterà al raggiungimento di un nuovo equilibrio dopo le burrasche dei capitoli precedenti. La salvezza di Todd, come gli suggerisce Raykene, è che c'è sempre stato qualcuno che gli ha voluto bene. Ma non è questa la salvezza di tutti noi?

Se, dunque, al netto di tutte le difficoltà legate all'autismo, scopriamo di condividere con Todd quelli che sono i fondamenti del nostro vivere quotidiano, allora la forza di Un ragazzo d'oro non risiede solo nella capacità di parlare di autismo senza facili autocommiserazioni, ma anche in quella che forse è una grande premessa del romanzo, e cioè l'accoglienza dell'altro: mettendoci in ascolto di Todd e guardando il mondo con i suoi occhi, noi stessi abbiamo la possibilità di diventare colui che pensiamo di stare osservando fra le pagine e, in definitiva, accoglierlo dentro di noi, abbattendo qualsiasi muro ci abbia diviso fino a quel momento. Una lezione di cui abbiamo più che mai bisogno in un'epoca in cui ogni giorno vengono erette barriere più o meno tangibili nei luoghi che dovrebbero essere deputati per eccellenza all'accettazione e all'inclusione, si tratti di frontiere o aule di scuola. Allora teniamo bene a mente il viaggio compiuto insieme a Todd a ogni nuovo incontro con l'altro, per ricordare che siamo tutti spinti dagli stessi bisogni, resi inquieti dai medesimi interrogativi, animati dalle stesse emozioni, e che, pertanto, ciò che ci rende diversi gli uni dagli altri è un arricchimento di cui fare tesoro attraverso la condivisione di spazi ed esperienze, l'inclusione, l'ascolto di lingue e linguaggi solo apparentemente lontani da noi.

Ilaria Mazzaferro (1983), vive e lavora fra le dolci colline marchigiane, dove è nata. Da oltre dieci anni si occupa di traduzioni in campo medico. Nel 2018 ha iniziato ad affiancare alla sua attività qualche incursione in campo editoriale: collabora al BookMarchs, il festival dei libri e dei loro traduttori, occupandosi di comunicazione. Di recente, ha tradotto L'ospite della stanza diciannove di F. Scott Fitzgerald uscito per retabloid, la rassegna stampa di Oblique, e al momento sta traducendo un memoir, frutto di una sua proposta editoriale, che uscirà ad aprile 2020 per Battaglia Edizioni.

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