Werner Herzog

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/ 1942

è il regista simbolo del «nuovo cinema tedesco». Tra le sue pellicole più celebri, Aguirre, furore di Dio (1972), L’enigma di Kaspar Hauser (1974), Nosferatu, il principe della notte (1978) e Fitzcarraldo (1982, vincitore al Festival di Cannes per la miglior regia). In Italia è uscito il suo storico diario di lavoro La conquista dell’inutile (Mondadori 2007) e, lo scorso anno, Ognuno per sé e Dio contro tutti (Feltrinelli).


«Gran parte delle voci che avete sentito su Werner Herzog sono infondate. La quantità di false dicerie e di totali menzogne che circolano in riferimento a quest'uomo e ai suoi film è davvero impressionante e non ha analoghi tra gli altri registi, vivi o morti. Quando, di recente, ho trascorso qualche tempo insieme a Herzog, confesso di aver subdolamente desiderato di farlo cadere in contraddizione, di trovare falle nei suoi ragionamenti, di scoprire un mucchio di affermazioni contrastanti le une con le altre. Ma è stato tutto vano. Delle due, l'una: o è un maestro della bugia oppure, più verosimilmente, mi ha detto la verità» – dalla prefazione di Paul Cronin a Incontri alla fine del mondo. Conversazioni tra cinema e vita.

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