Carmelo Bene

Carmelo Bene nasce nel sud del sud dei Santi, a Campi Salentina, in provincia di Lecce, nel 1937. A vent'anni, dopo gli studi classici, approda all'Accademia di Arte Drammatica Silvio D'Amico: colui che verrà considerato il più grande attore del Novecento lascerà l'accademia dopo un anno, convinto della sua inutilità. Nel 1959 debutta come protagonista del Caligola di Albert Camus per la regia di Alberto Ruggero. ?Dopo questa esperienza, Carmelo Bene diventa regista di sé: reinventando il linguaggio teatrale, con uno stile ricercato e barocco, e manifestando il suo genio di attore. Comincia così il suo massacro dei classici: di questi anni sono Pinocchio (1961), Amleto (1961), Salomè (1964), Il rosa e il nero (1967). Scoppia il caso Carmelo Bene: egli viene considerato un affabulatore, un presuntuoso "massacratore" dalla critica, mentre l'intellighenzia dell'epoca (da Moriavia a Pasolini, a Flaiano) lo ritiene un vero genio. Un genio che si scaglia contro il teatro di testo a favore di un teatro da lui definito "scrittura di scena", un teatro del dire e non del detto, perché per Bene il teatro del già detto non dice, appunto, niente di nuovo, è solo un citare a memoria parole scritte altrove, quello che Artaud, a cui Bene si ispirò, definì "un teatro di invertiti". 
Ai suoi critici Bene rispose mettendo in atto una serie di critiche alla critica, articoli, interviste televisive, e pubblicò un libro con Feltrinelli, nel 1972, L’Occhio mancante. ?Anni prima, nel 1965 la casa editrice Sugar aveva pubblicato il suo romanzo paradossale Nostra signora dei Turchi, che l'anno dopo Bene metterà in scena al teatro Beat '62. Nel 1968 Nostra signora dei Turchi diventerà anche un film, che, mentre vince il premio speciale della giuria a Venezia, genera tumulti durante la visione in alcune sale, forse per via della sua geniale "inguardabilità". Si apre la parentesi del cinema di Carmelo Bene: Capricci (1969) e Don Giovanni (1970), Salomé (1972) e Un Amleto di meno (1973). ?Dopo la meteora cinematografica (che verrà ripresa, per così dire, in alcuni lavori televisivi), Bene ritorna al teatro: negli anni ‘70, egli ottiene un tangibile successo anche di pubblico mettendo in scena La cena delle beffe da Sem Benelli (1974), Amleto (1975), Romeo e Giulietta da Shakespeare (1976), S.A.D.E. (1977), Manfred da Byron (1979). ?Mai si era visto interpretare Shakespeare in quel modo. Carmelo Bene distruggeva l'Io sulla scena, immedesimandosi nel ruolo che voleva demolire. “Attore Artifex”, cioè attore artefice di tutto, Bene si autodefinì con un neologismo significativo: macchina attoriale. 

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