"Urbino, Nebraska", trama intimista per il nuovo romanzo di Alessio Torino

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Urbino metafora del mondo nelle storie di diversi personaggi le cui vite, nell’arco di quasi un ventennio, arrivano a sfiorarsi e, talvolta, a incrociarsi con risvolti poco prevedibili.

Il trait d’unione è la morte per overdose di due sorelle, Ester e Bianca, avvenuta nel 1987: una tragica pagina di cronaca che, per alcuni, ha inciso in modo indelebile cambiando il corso delle cose.

I protagonisti dei quattro brani di Alessio Torino che compongono l’intenso “Urbino, Nebraska” (minimum fax, collana Nichel) hanno condiviso qualcosa – che continuano a portarsi dietro - con le due ragazze: può anche essere semplicemente il ricordo di chi le ha viste l’ultima volta o la curiosità di andare alla ricerca del posto nel quale, in un parco pubblico, sono state ritrovate.

Zena ha deciso di cambiare facoltà universitaria ma teme di dirlo in famiglia. Da Economia ad Archeologia, in effetti, è un salto nel vuoto. Nel suo palazzo abita Dorina, la madre distrutta dal dolore dopo la perdita di Ester e Bianca: per la sua mente che ha ormai perso lucidità, le figlie sono ancora vive. Zena vorrebbe consolarla ma non riesce a concretizzare il desiderio di portarle conforto.

Nicola, il nipote di Dorina, vuole farsi prete e sembra che anche la sua decisione sia osteggiata con fermezza tanto dai suoi familiari quanto dai suoi amici, giovani musicisti che si ispiravano alla collezione di dischi di Ester e Bianca.

Infine c’è chi le trovò morte, il nonno di Federico: ripete che per lui è stato più facile dimenticare il campo di concentramento che le due ragazze sulla panchina.

Diverse coordinate di tempo, diverse persone sullo sfondo di uno stesso luogo, Urbino, per una trama quasi intimista.

La penna di Torino, classe ’75, riesce ad arrivare al cuore delle cose, scalfisce (non a caso, Goffredo Fofi ha scritto: “Alessio Torino sfugge ai ricatti dell’editoria dominante grazie all’autenticità della sua ispirazione e alla sua coscienza di narratore”).

I protagonisti di “Urbino, Nebraska” e la provincia che li avvolge – la ripetitività del tran tran quotidiano spezzata da quell’overdose - non si dimenticano facilmente, dagli atti mancati ai dialoghi stringenti, confermando il talento di uno scrittore che fin dal suo esordio, tre anni fa con il romanzo “Undici decimi” (edito da Pequod ha vinto il Premio Bagutta Opera Prima e il Premio Frontino) ha dimostrato di sapersi imporre nel panorama letterario contemporaneo.

Due anni fa “Tetano” (minimum fax) ha conquistato il Premio Lo Straniero.