Casa d'altri: il consiglio della libreria Tempo Ritrovato di Milano

Casa d'altri è la rubrica in cui librai e scrittori raccontano un libro.
Prende il nome da una straordinaria raccolta di racconti di Silvio D'Arzo, e ci sembrava il più adatto visto che ci piace parlare di libri, non solo dei nostri.

Ecco il consiglio di Luca Allodi della libreria Tempo Ritrovato di Milano.

Ho deciso di parlarvi di un libro uscito molto tempo fa, anzi per quelli che sono i tempi di permanenze di un romanzo sugli scaffali delle librerie, direi che è un libro decisamente datato se pensiamo che è stato scritto nel 1962 e la prima edizione italiana risale al 1992. Anche la storia narrata appartiene ad un altro tempo, a più di duecentocinquant’anni fa per essere precisi. È la storia di un viaggio, un viaggio che parte da Copenaghen, passa dalla Stretto di Gibilterra fino a raggiungere Costantinopoli, poi Alessandria e Il Cairo, attraversa il Mar Rosso e giunge “fino alla punta estrema della penisola arabica, nel paese meraviglioso dell’incenso, del balsamo e della mirra, quel paradiso terrestre che il giovane Alessandro sognò di conquistare, ma dove nessuno è mai stato, neppure il giovane Alessandro e che, forse proprio perché nessuno vi è stato, porta fin dall’antichità il nome di Arabia Felix, l’Arabia Felice (l’attuale Yemen)”.

Il titolo del libro è Arabia Felix, l’ha scritto Thorkild Hansen (1927-1989, scrittore, viaggiatore e giornalista danese) e l’edizione italiana è stata pubblicata da Iperborea. È la storia di un viaggio, dicevo, un viaggio attraverso, oceani, mari, deserti e città antiche, ma Hansen ci accompagna in un’altra esplorazione, ancora più affascinante e per certi versi più misteriosa del viaggio stesso, quella nel cuore e nell’animo degli uomini che l’hanno compiuto. Ecco perché, pur essendo una storia di un altro tempo, è anche la nostra storia, di noi essere umani, che aprendo un libro non facciamo altro che osservare la nostra immagine riflessa.

A volte ci riconosciamo in quello che leggiamo, spesso vorremmo aspirare ad essere proprio in quel modo, più frequentemente facciamo di tutto per scacciare il pensiero e, chiudendo il libro, ci illudiamo di non essere il volto nello specchio. Ma andiamo con ordine.

Le vicende narrate sono ambientate nella seconda metà del ‘700 e sono raccontate dall’autore basandosi sui diari di viaggio dei partecipanti alla spedizione, di cui, spesso, riporta brani nella forma originaria, facendo, in questo modo, parlare direttamente i protagonisti. Siamo nell’epoca dei Lumi, un secolo avido di sapere, di conoscenze e di progresso. Il piccolo regno di Danimarca, sul cui trono siede Federico V, decide di organizzare la prima spedizione scientifica della sua storia, la prima al mondo che avesse come meta l’Arabia. A bordo della nave da guerra Grønland saliranno cinque studiosi che avranno il compito di esplorare, raccogliere materiale, catalogare, entrare in contatto con altre popolazioni, ma, oltre a tutto questo, c’è una domanda che risuona nella menti di questi uomini: “Perché l’Arabia Felice è chiamata felice? E, soprattutto, esiste veramente una terra in cui gli uomini possono essere eternamente felici?

Il mattino del 4 gennaio 1761, l’equipaggio, a bordo di una barca a remi, si sta avvicinando alla rada del porto di Copenaghen per imbarcarsi sulla Grønland. Il gruppo è formato dal Professore Frederik Christian von Haven (filologo), il Professor Peter Forsskal (fisico e botanico), l’Ingegnere-Luogotenente Carsten Niebuhr (matematico e astronomo), il Dottor Christian Carl Kramer (medico e fisico) e il signor Georg Wilhelm Baurenfeind (pittore e incisore). L’atmosfera è già molto cupa, il silenzio avvolge la piccola imbarcazione. C’è il timore per un viaggio verso l’ignoto, certo, ma come ci spiega l’autore, i motivi sono altri: “L’altra, e certo ben più grave causa del silenzio che pesa sulla compagnia in questi primi minuti di viaggio, non abbiamo bisogno di supporla. È purtroppo un dato di fatto: per vari motivi il piccolo gruppo è già a questo punto diviso da aspri contrasti interni”.

La spedizione nasce, dunque, sotto una cattiva stella e i primi dissidi, causati dall’ambizione, dall’invidia e dai sospetti, non tarderanno a manifestarsi. L’unico che si disinteressa dei giochi di potere è Carsten Niebuhr, figlio di una famiglia di contadini della Frisia, non cerca né soldi, né gloria, ma la sua unica ambizione è svolgere al meglio il lavoro per il quale è stato scelto. Ci sono soprattutto due passaggi, tra i tanti all’interno del romanzo, che danno esattamente l’idea del personaggio. Il primo quando la Grønland si trova nel Mediterraneo e si sta preparando a rispondere al fuoco di alcune navi inglesi. È il 6 giugno 1761 e il pianeta Venere sta transitando nella sua orbita davanti al Sole. Nel frastuono dei preparativi per il combattimento, Niebuhr si appresta a fare le sue misurazioni. Hansen, descrive la scena così: “Una delle ragioni per cui il mondo non è ancora scomparso è forse che, anche nei momenti più drammatici, c’è sempre qualcuno che impassibile guarda da un’altra parte. Dei cerchi nella sabbia… Il frontone di una casa a Delft… A bordo di una nave i cui cannoni si stanno preparando a sostenere i loro argomenti di vita e di morte, c’è un uomo completamente assorto nell’osservazione del passaggio di Venere”.

Sulla via del ritorno, continuerà il suo incessante lavoro di scoperta e catalogazione, una volta in Persia cambierà nome e smetterà gli abiti europei. Vivrà, mangerà e si comporterà come un arabo. Nel suo diario scriverà: “Non avere niente, non essere niente, chi vuole vedere deve farsi, quasi invisibile, chi vuole ricordare deve essere inosservato e dimenticato”.

Come dicevo in apertura, si portano nel cuore quei romanzi nei quali troviamo qualcosa di noi stessi, o, comunque, quel qualcosa che vorremmo essere. Ecco, io mi sono innamorato di Arabia Felix proprio grazie a Carsten Neiburh, l’uomo che voleva essere invisibile per arrivare all’essenza delle cose. Carsten Neibuhr sarà l’unico dei cinque studiosi a sopravvivere e a ritornare dal viaggio dopo una lunga odissea che durerà anni. Ritornato in patria, senza i riconoscimenti che avrebbe meritato, si ritirerà in un paese non lontano da dove era nato. In fondo, lui aveva raggiunto il suo obiettivo: fare bene il compito per il quale era stato scelto. Di tutto il materiale raccolto durante la spedizione, la maggior parte non arriverà mai a destinazione e di quel poco che raggiungerà la Danimarca, buona parte verrà accantonato e dimenticato e infine rovinato dal trascorrere del tempo. Arabia Felix è la storia di una spedizione fallimentare, ma è anche la storia di un uomo che aveva capito, prima di altri, che non ci sono paesi felici, ma solo paesi nei quali siamo stati felici.




(Foto in apertura: Leslie Lopez Holder - Unsplash)

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