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nº19 - ott/nov 2003
Richard Yates
Chabon on Yates

Nel maggio 2001 l'L.A. Weekly intervistò Michael Chabon che aveva appena vinto il Pulitzer per Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay, ma invece di parlare del premio, del suo romanzo e dei suoi progetti futuri, la rivista ha dirottato la conversazione unicamente su Yates, di cui Chabon è un appassionato ammiratore...

***

L’ormai scomparso romanziere Brian Moore, una volta mi ha detto che il suo cuore non avrebbe retto se suo figlio avesse deciso di fare lo scrittore. Il motivo per Moore era che la maggior parte degli scrittori che aveva conosciuto avevano avuto delle vite difficilissime. Lo scrittore che aveva citato in particolare era Richard Yates, che aveva combattutto per tutta la vita, come molti dei suoi stessi personaggi, con alcol, amarezze e aspirazioni fallite. Autore dell’acclamato Revolutionary Road del 1961 e di altri sei romanzi, Richard Yates ha influenzato una serie di scrittori come Robert Stone, Tobias Wolff e Richard Ford che ha scritto nei ringraziamenti del suo libro Donne e uomini: “vorrei segnalare il mio debito di gratitudine nei confronti delle storie e dei romanzi di Richard Yates, un autore troppo poco apprezzato.” In effetti dopo la morte di Yates nel 1992, molte delle sue opere sono uscite di catalogo. Ma nel 1999 il narratore Stewart O’Nan ha scritto un articolo per la “Boston Review” con un appello agli editori per stimolarli a ripubblicare Yates. Nel 2000 Vintage ha lanciato una nuova edizione di Revolutionary Road con una postfazione di Ford. E nel 2001 Henry Holt ha pubblicato The Collected Stories of Richard Yates, con l’introduzione di Richard Russo. Nel maggio 2001 “the Weekly” ha intervistato lo scrittore Michael Chabon (che aveva appena vinto il Premio Pulitzer con Le fantastiche avventure di Kavalier Clay) proprio sulla sua ammirazione per Richard Yates.

Quando si inizia a leggere una storia di Yates, ci si trova spesso a confronto con con dei personaggi che non sono immediatamente…attraenti o attrattivi: per esempio impiegati di basso livello che stanno per essere licenziati, o scultori senza talento o insegnanti e studenti condannati in qualche modo alla mediocrità. E comunque qualcosa scatta e ti ritrovi spinto in questo mondo che Yates ha creato e non puoi più uscirne. E neanche lo vuoi. Eppure si prova una sorta di sollievo quando la storia è finita. Cosa succede nei suoi libri e perché? E cosa possono imparare gli altri scrittori da Yates, dal punto di vista tecnico e in generale?
Credo che l’atmosfera, l’approccio, i personaggi e il progetto letterario che descrivi siano abbastanza tipici, in generale, del racconto breve. La difficile combinazione di brevità e profondità che questa forma di storia richiede, l’ha sempre resa in qualche modo correlata a un certa brutalità delicata, se così si può dire, e il racconto ha sempre teso ad attirare quegli scrittori che hanno una visione dei comportamenti umani e degli esseri umani che potrebbe essere descritto come “critico” o anche “ostile”. I personaggi che creano il mondo delle storie di Flannery O’Connor, di Carver – ma anche di Joyce e Cechov, per quanto il loro contesto storico più antico, le luci a gas, le troike, facciano in qualche modo da filtro allo squallore – sembrino essere molto raramente “attraenti”. Il protagonista tipico – addirittura potrei azzardare il protagonista necessario – di un racconto è incentrato sulla sua mediocrità che generalmente nega o ignora beatamente.
Per rispondere alla seconda parte della domanda, Yates è un maestro della struttura narrativa classica, un maestro nel trovare l’episodio rivelatore o l’evento culminante nella storia di una relazione umana, che vengono resi attraverso dialoghi acuti e uno stile terso e vivido.
Penso anche che la sua inflessibile onestà, il modo in cui (a differenza della O’Connor) in qualche modo si mette in gioco o comunque non si tira fuori dal caos degli esseri umani, è istruttivo e fondamentalmente stimolante.

Hai descritto Yates come un “mondo scomparso”. Intendi semplicemente il mondo di cui scrive o il suo modo di scrivere?
Intendo specificamente l’ambiente delle sue storie classiche – la New York del dopoguerra, degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta – l’ambiente che i personaggi di Cheever, da quel momento in poi hanno abbandonato per i sobborghi.

Perché i lettori giovani dovrebbero interessarsi a questo mondo scomparso e al suo creatore, o meglio: osservatore?
Per me questa è una domanda strana. Il presupposto sembra essere che i lettori giovani debbano essere spronati, convinti, attratti, allettati, indotti con buoni consigli a interessarsi agli scrittori di un’era precedente.
Per quel che mi riguarda, sono settato automaticamente sul “disinteresse” nei confronti della scrittura contemporanea. Ho bisogno di essere spronato, convinto, attratto, allettato e indotto con buoni consigli a interessarmi a un nuovo scrittore o a un lavoro nuovo.
I racconti di Yates e soprattutto i suoi grandi romanzi, Revolutionary Road e The Easter Parade, non hanno mai perso presa su una ristretta ma devota cerchia di appassionati lettori. Hanno resistito magnificamente.

Secondo te, per quali motivi non ha avuto una grande carriera?
Be’ credo che l’alcolismo, che pare gli abbia fatto passare dei periodi duri, e a volte persino orribili, non l’abbia aiutato. E, a differenza di altri scrittori alcolizzati, che sono riusciti a trasformare i loro peggiori sforzi in successi di culto, nei suoi eccessi non c’era niente di autocompiaciuto, né di eroicomico.

I lettori (e gli scrittori) dovrebbero servirsi delle sue raccolte di racconti come introduzione ai suoi romanzi, come si fa per molti altri scrittori, o i racconti sono il suo lascito principale? I “nuovi” racconti possono esserne inclusi?
Revolutionary Roadè uno dei migliori romanzi americani della seconda metà del ventesimo secolo. Non credo che su questo possano esserci dubbi. E, sebbene abbia delle imperfezioni, adoro anche The Easter Parade. Più di molti altri suoi lavori, offre, alla fine – ma solo alla fine, e con grandi riserve – una possibilità di redenzione. Un paio dei “nuovi” racconti sono veramente meritevoli di essere inclusi nel corpus della sua opera. Gli altri forse sono solo interessanti.

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