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MARTEDÌ 9 FEB 2010

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nº18 - ago/sett
Corsi e ricorsi di scrittura
Il primo semestre secondo il prof. Raimo


Allora, questi laboratori di scrittura di minimum fax: come funzionano? funzionano? che gente c'era? che ne è uscito fuori? Non so se a qualcuno di voi interessi, ma per esempio al mio amico Matteo sì.
Ieri sono andato a trovare Michelle, una ragazza che in pieno slancio utopico-prometeico ha deciso di lasciare perdere la ricerca in bio-tecnologie, un posto sicuro come istruttrice in un delfinario, e ha aperto una minuscola e fornitissima e combattiva libreria a via Madonna dei Monti, qua a Roma. D'estate oltre alla funzione di vendita, acquista anche il ruolo di rifugium peccatorum per vari personaggi border-line, tra cui io. Ieri ero là a chiacchierare con Corrado, un napoletano di cinquanta e passa anni che aveva portato da mostrarci le sue foto della prima comunione ma non poteva lasciarcele perché doveva farle vedere ad altra gente, Gabi una minuta pittrice di strada che parla solo tedesco ma ride eulaliescamente, Valerio un quasipunkabbestia talmente gentile che chiede scusa appena dice ciao, Roberto -autore di un'opera-mondo tuttora inedita intitolato La piccola dea - il quale si dice ogni volta aspirante attore porno, e poi Michelle che da tre mesi ospita un gamberetto nella sua pancia che a vederla per come si sta sviluppando o saranno tre gemelli o sarà Lou Ferrigno. Ad un certo punto, nel bel mezzo di una conversazione sul controllo orwelliano della società attraverso i pc (le paranoie personali avevano trovato forme dialogiche) è arrivato Matteo, provato da un'insolazione, e mi ha salutato: "Ciao, come sono andati i corsi a minimum fax?" E quindi ecco la risposta.

Mi è difficile parlare bene dei corsi perché dovrei parlare bene di me, quindi proverò in questo modo. Parlo bene di Nicola, mio compare nella ideazione e gestione del tutto.
Quando Nicola ha accettato la proposta di Marco Cassini e Daniele di Gennaro di mettere su dei laboratori di scrittura gli è sembrato un grande atto di fiducia da parte loro (un testimone che passava, tra le altre cose: loro minimum fax l'hanno iniziata così). Ha chiamato il tizio con cui fa coppia fissa per ogni genere di progetto fisicamente depauperante (claro, io), e ha pensato di fare selezione dei possibili partecipanti. Il criterio carine/in piena crisi sentimentale/casa indipendente è stato rimodellato in no scrittori già formati/no grafomaniaci compulsivi/no fautori di grammatiche alternative. Il primo corso è iniziato un anno e mezzo fa con sette persone, tra cui due ragazzi toscani e una ragazza (Beatrice Biggio, massimo rispetto) che faceva la pendolare da Trieste. Quando Nicola ha iniziato condivideva con CR (sempre io, sì) le perplessità base con cui non si dovrebbe cominciare un progetto del genere: e se non lo sappiamo fare? e se non ci trovano niente di buono? Allora si è scelto di comune accordo di fare un lavoro intensivo (leggi, fiaccante): i primi quattro incontri degli otto si è letto e sviscerato una quantità ponderosa di materiale narrativo di altissima qualità (Carver, Salinger, Hemingway, Bernhard, Mari, Busi, Sciascia, Céline, Wallace...) e si sono fatti dei piccoli esercizi da villaggio turistico della scrittura (segreti del mestiere) che sono serviti a chi partecipava a: buttare a mare qualsiasi aspettativa, conoscere gli altri in prospettiva di un ammutinamento. Le cose sono comunque andate avanti settimana dopo settimana: si discuteva dei racconti che da due cartelle diventavano di cinque, di dieci, di sessanta (Anna Rita, ciao). Ma, secondo un disegno che aveva del miracoloso - attraverso i consigli, la militanza editing, il corpo a corpo con il testo a cui Nicola (e in parte anche il suo aiutante, Sancio Raimo) sottoponeva i partecipanti - l'informe diventava forme (se ci si passa quest'espressione da insegnanti di scrittura) versione dopo versione; alla fine di certi racconti sull'hard disk avevamo xxxx1.doc, xxxx2.doc.... xxxx27.doc, xxxx28.doc.

A fine corso Nicola ha scoperto qual era l'obiettivo del corso e me lo ha comunicato. Dare a ognuno gli strumenti di consapevolezza sul proprio lavoro anche dopo questo periodo intensivo laboratoriale: capire le urgenze/motivazioni, rendersi conto di prospettive e limiti del proprio stile, dosare le proprie forze. Dopo la cena di fine corso, ognuno ha ripreso la sua strada, "giorno per giorno" come dice Rambo alla fine del film.
Visto che la cosa aveva funzionato si è deciso di farne un sequel: stesso budget, nuova sceneggiatura, nuovi attori. Il corso 2 come si dice si valeva dell'esperienza del precedente. E Nicola, accantonato dunque il metodo stimolazione con punteruoli ardenti per fare uscire "l'io che è al centro dell'espressività, si è potuto borghesemente adagiare come un Arbasino che dispensa perle al Café de Paris negli anni '60 (il suo sogno, testuale)? Purtroppo no. Aveva scelto (complice il Robin con gli occhiali spessi, già io) finalmente un gruppo di quasi tutte ragazze che pensava docili e affascinate dall'allure di due scrittori teen-ager e già decadenti. La nemesi ci ha punito: erano otto amazzoni, compreso l'unico maschio del gruppo, Fabio Viola. Altre otto puntate, altri immaginari da psicopatici condivisi e diventati nero su bianco, altre notti insonni passate a finire di leggere le cose, altre pizze di fine corso. Ma invece di dirsi giustamente addio dopo tre mesi di convivenza forzata, questi otto hanno deciso di comesidice continuare l'esperienza: e a giorni aprirà il sito pensato (nei limiti) e realizzato da loro. www.ellittico.org (il nome uno sfacciato sbeffeggiamento all'ideologia narrativa che si tentava di spacciare nei corsi: "Più ellittico, più ellittico", dicevano i due proffe, risatine in terza fila). Ormai hollywoodiano in tutto e per tutto, Nicola ha proditoriamente cominciato il terzo episodio della fortunata serie. Questa volta i partecipanti non li avevamo selezionati noi, ma Zone Attive dopo un concorso per Enzimi. Sarà il caso, ma erano 6 maschi eterosessuali. Nicola ha eliminato i sottotesti degli sguardi e si è dovuto concentrare sul lavoro. Il suo compare (eccomi qui) ha pensato di essere finalmente libero di fare battute da camerata, ed è stato gelato alla prima. Ma anche qui: nelle settimane le idiosincrasie personali dello scrivere o sono scomparse o sono diventate qualche altra cosa che si chiama stile. Come è stato possibile? Lasciate perdere gli otto incontri. E immaginate invece due straordinari guest-meeting: uno con Lucarelli e l'altro con Veronesi. Che cosa è mancato alla fine? La pizza finale, vero - e questo qui, Enzo, Marco, Alessandro, Lorenzo/Tommaso, Fabio, Paolo, è l'invito formale per settembre.

Ora, la cosa che ci sembrava giusta alla luce dell'esperienza maturata era mostrare quello che è venuto fuori dai corsi. Per cui abbiamo deciso di cominciare a pubblicare on line i racconti formalmente compiuti frutto del lavoro di cui sopra. A questo punto sta a voi fare la vostra parte, quella dei lettori.
Ai ventidue (sette + nove + sei) che sanno insieme a me e a Nicola la verità su come è andata veramente, vi prego: conservate la complicità, Matteo è ancora indeciso se iscriversi o meno al prossimo corso.

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