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Ken Loach
Ken Loach

"Vogliamo essere utili per andare avanti: basta con i sensi di colpa degli intellettuali!" Dopo quasi quarant’anni di carriera nel cinema e nella tv, Ken Loach si è ormai conquistato il rispetto del pubblico e della critica di tutto il mondo come regista "impegnato" per eccellenza, animato da una fede politica radicale e da un’onestà intellettuale che non si è mai piegata alle regole del botteghino e ai dettami della censura.
Nato nel 1936 a Nuneaton, in Inghilterra, da una famiglia operaia, studia legge a Oxford ma durante l’università scopre la passione per il teatro; lavora per alcuni anni come attore prima di approdare alla televisione nel 1963. Alla BBC entra in contatto con un gruppo di scrittori e produttori (fra cui Tony Garnett), profondamente politicizzati e convinti della necessità di un deciso rinnovamento stilistico dello sceneggiato televisivo, ancora relegato nei teatri di posa; i risultati si vedono nella serie di nove "Wednesday Plays" che Loach dirige fra il 1965 e il 1971, e che restano uno dei capolavori della televisione inglese degli anni Sessanta: si affrontano scottanti problematiche sociali, si usano movimenti di macchina assolutamente naturali e dialoghi spesso improvvisati, nasce insomma una sorta di cinema-verità sobrio e vigoroso, del tutto inedito in tv.
Nel 1969 (dopo aver esordito al cinema con Poor Cow nel 1967), Loach fonda con Garnett la Kestrel Productions; il loro primo film è Kes, storia di un ragazzo che sfugge alla frustrazione di una vita senza prospettive addestrando un falcone: superate le difficoltà di distribuzione (è considerato troppo deprimente per qualunque tipo di pubblico) il film ottiene un buon successo di pubblico ed è tuttora considerato uno dei capolavori assoluti del cinema inglese indipendente. Ma da questo momento in poi, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, per Ken Loach la strada non è tutta in discesa.
I suoi lavori per la televisione incontrano continuamente problemi di censura; le critiche lo bollano come "troppo partigiano"; gli ambienti artistici d’avanguardia, affascinati da Greenaway e Jarman, gli sono ostili; il terzo film, Family Life (1971), e i quattro episodi di «Days of Hope» (sul movimento laburista fra il 1916 e il 1926) confermano la forza politica e il coraggio del cinema di Loach, ma dalla fine degli anni Settanta, con l’avvento del thatcherismo, il reperimento di fondi è sempre più difficile per un filmaker così ostile al sistema. Loach può lavorare solo per la tv: lascia la BBC e realizza documentari durissimi per alcuni canali indipendenti (che a volte, peraltro, rifiutano comunque di trasmetterli).
Il definitivo ritorno al cinema avviene nel 1990, con Hidden Agenda, che suscita aspre polemiche (c’è chi lo accusa di propaganda pro-IRA) ma riceve il Premio della Giuria a Cannes. Dell’anno successivo è il graffiante Riff-Raff, che gli guadagna definitivamente l’attenzione internazionale. Da questo momento in poi tutti i film di Loach hanno riscosso grande successo presso la critica e il pubblico, senza peraltro mai smettere di suscitare polemiche affrontando temi controversi con i toni accesi della militanza politica di sinistra: Piovono pietre (1993) e Ladybird ladybird (1994) hanno concluso una trilogia sulla working-class del Regno Unito, ambientazione a cui Loach è tornato nel 1998 con My Name is Joe; dopo aver raccontato in Terra e libertà (1995) la guerra civile spagnola, in La canzone di Carla (1996) la guerra in Nicaragua; Bread and Roses (2000) è il suo primo film americano: ma dalla storia di un immigrato messicano che fa le pulizie nei grattacieli di Los Angeles Hollywood è ancora molto, molto lontana. Nel 2006 ha vinto la Palma d'oro a Cannes con The wind that shakes the barley, la storia di due fratelli durante le battaglie per l'indipendenza dell'Irlanda degli anni Venti.

di Ken Loach e Jim Allen
Terra e libertà. Un giovane disoccupato inglese nella guerra di Spagna tra l'impegno antifascista e le divisioni della Sinistra, Gamberetti, 1995

su Ken Loach
Cinema & libertà. Ronan Bennett intervista Ken Loach, minimum fax, 1995
Ken Loach. Un cineasta di classe, Aida, 2004
Graham E. Fuller, Loach secondo Loach, Ubulibri, 2000
Paul Laverty, La canzone di Carla. Il film di Ken Loach sulle speranze del Nicaragua sandinista e la "Guerra sporca" della cia, Gamberetti, 1996
Luciano De Giusti, Ken Loach, Il Castoro, 1996
Ken Loach, Paravia/Scriptorium, 1995

filmografia essenziale
The Wind that shakes the barley, 2005
Un bacio appassionato, 2004
Sweet sixteen, 2002
Paul, Mick e gli altri, 2001
Bread and roses, 2000
My name is Joe, 1998
La canzone di Carla, 1996
Terra e libertà, 1995
Ladybird, ladybird, 1994
Piovono pietre, 1993
Riff-Raff – Meglio perderli che trovarli, 1991
Hidden agenda, 1990
Family life, 1971
Kes, 1969
Poor Cow, 1967

Una bio-filmografia:
www.mbcnet.org/ETV/L/htmlL/loachken/loachken.htm
Un'intervista del Guardian al regista nel 1998:
www.geocities.com/mishaca/interviews/loach.html

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