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James Purdy

Nel primo volume della raccolta di autobiografie di autori contemporanei che la casa editrice americana Gale ha pubblicato dal 1984 al 1998, James Purdy inizia il suo "Autobiographical Sketch" con queste parole:

Sono nato nell'Ohio rurale, vicino al confine con l'Indiana. Ricerche sui miei antenati hanno permesso di risalire fino agli ugonotti francesi (da cui il mio cognome, che è una formula di giuramento ma anche di imprecazione), ma appartengo più che altro a un ceppo scozzese e irlandese. Si diceva che la mia bisnonna (che ho conosciuto da piccolo) fosse indiana Ojibway per un ottavo, e quando era difficile tenermi buono mia madre diceva che il mio sangue indiano si faceva sentire. [...] Mia madre aveva ricostruito la sua genealogia fino a prima della Rivoluzione americana, ed era membro delle Figlie della Rivoluzione, ma partecipava di rado ai loro incontri.


In queste poche frasi sono già individuabili i primi accenni alle caratteristiche (potremmo dire "genetiche"?) di James Purdy come scrittore e come uomo: ordinario ed eccentrico al tempo stesso; ribelle e convenzionale; teso a individuare quello che c'è "dietro" e "dentro" le cose, i sentimenti, le persone; un tantino snob. Ed è con una punta dello stesso snobismo che James ci informa della reazione sconcertata di sua madre e degli insegnanti davanti ai suoi primi racconti, scritti a otto-nove anni più per lui stesso che per mostrarli ad altri: sembra strano che composizioni di quel genere siano opera di un bambino. Più avanti, alle scuole superiori, sarà un'altra insegnante a considerare i racconti di James come "qualcosa di apprezzabile": "Mi predisse, in tono un po' turbato, che sarei diventato uno scrittore".
Ma intanto ci sono altre cose da fare, altre battaglie da combattere. Anche a causa di una serie di problemi finanziari, la vita in famiglia è tutt'altro che serena; il padre e la madre di James finiscono per divorziare, e il ragazzo si trova a dover condurre un'esistenza peregrina, abitando ora con l'uno ora con l'altra, e talvolta con la nonna. Nessuna meraviglia quindi che sfrutti la prima occasione possibile per andarsene di casa e trasferirsi a Chicago, dove si iscrive all'università. "Era la prima grande città che avessi mai visto", racconterà, "ed ero impreparato alla sua travolgente confusione. Mi procurò materiale narrativo sufficiente per il resto della mia vita".
Dopo il servizio militare James trascorre un periodo nel Wisconsin, dove insegna al Lawrence College, e decide poi di recarsi all'estero: Messico, Cuba, poi l'Europa e soprattutto la Spagna, che lascerà in lui una traccia indelebile. Legge i classici spagnoli; lo colpisce particolarmente una novella di Cervantes, "Rinconete y Cortadillo", storia di due picaros fuggiaschi nei quali James non riesce a non identificarsi.
Nel frattempo ha cominciato a inviare i suoi racconti a una serie di riviste, dai più importanti periodici newyorkesi alle pubblicazioni minori. Purtroppo tra riviste grandi e piccole le risposte non variano di molto: i racconti vengono inevitabilmente respinti addirittura in modo brusco, e tutti gli editor sono concordi nel decretare che i racconti di James Purdy non sono e non potranno mai essere pubblicabili.
Il deus ex machina è Osborn Andreas, un uomo d'affari di Chicago che s'interessa di letteratura, autore di studi critici su Conrad e Henry James. Dopo aver letto i primi racconti di Purdy, Andreas decide che meritano l'onore della stampa a ogni costo: e finanzia l'uscita del volume intitolato Don't Call Me by My Right Name. I due non s'illudono di poterne ricavare un successo commerciale, però stabiliscono di inviare alcune copie ad autori affermati, che possano leggerle ed esprimere un giudizio; e uno di questi autori è la poetessa inglese Edith Sitwell.
La risposta della Sitwell, con grande sorpresa di Purdy, è una lettera calorosa e piena di elogi per i racconti "superbi; niente di meno che capolavori". Questo riconoscimento ha un effetto a dir poco sconvolgente sull'autore: possibile che gli scritti lodati dalla Sitwell siano gli stessi che gli editori americani hanno bollato altezzosamente come indegni? "Nel profondo della mia anima pensavo di essere uno scrittore pieno d'intuito e di talento, ma nel mondo reale dell'editoria avevo l'impressione di non esistere, di non essere nulla".
Un altro amico di Purdy, Jorma Sjoblom, si offre di finanziare la pubblicazione di un altro suo racconto, "63: Dream Palace". Anche questo volumetto prende la strada della residenza italiana di Edith Sitwell - con qualche trepidazione da parte dell'autore, perché il racconto è "una lettura più devastante" di quelli contenuti in Don't Call Me by My Right Name, scritto in un linguaggio "nudo e spudorato". Ma la poetessa non si lascia intimidire: ne parla anzi a un suo amico, l'editore inglese Victor Gollancz, che subito decide di pubblicare in Inghilterra tutti i racconti, riuniti in un unico volume che porterà il titolo di 63: Dream Palace. Temendo però che il frasario di Purdy possa suscitare scandalo tra i lettori inglesi, Gollancz opera sul testo degli interventi arbitrari e pesanti senza informarne l'autore, finendo, come dirà Edith Sitwell, per "evirare l'opera". Con tutto questo, il volume provoca un notevole scalpore in Gran Bretagna, meritando le lodi di autori come John Cowper Powys e Angus Wilson, e sull'onda di questo fermento viene ripubblicato quasi subito negli Stati Uniti con il titolo Color of Darkness (la ragione addotta, un po' pretestuosamente, dall'editore americano per la modifica del titolo è che i bibliotecari avrebbero avuto difficoltà nel catalogare un titolo che cominciava per "63").
Anche in patria Purdy comincia a ottenere riconoscimenti, grazie a Color of Darkness e soprattutto a Malcolm, il suo primo romanzo, uscito nel 1959. L'autore decide di trasferirsi a New York, che a dispetto del suo "pandemonio di delitti, follie, sporcizia e rumore, che trovano tutti la loro apoteosi nella prima fila dell'inferno, la metropolitana", si dimostra il luogo ideale per scrivere indisturbato e per "comunicare liberamente con altre anime gemelle", che sono rappresentate da autori come Carl Van Vechten, Paul Bowles e Dorothy Parker, che ha firmato sulla rivista Esquire una magnifica recensione di Malcolm.
Man mano che si va precisando la personalità di Purdy come autore, appare sempre più chiaro che la sua carriera sarà tutt'altro che facile, soprattutto nei rapporti con l'establishment editoriale e letterario: Purdy è una figura difficile da classificare per i temi che sceglie, per la sincerità al tempo stesso realistica e simbolica con cui descrive le crisi interiori e lo sfruttamento dell'innocenza, per il linguaggio narrativo che unisce l'immediatezza dello stile giornalistico e la pomposità del sermone o del comizio. Per tutti questi motivi Purdy non trova sostegno da parte della "casta" a cui in teoria dovrebbe appartenere, che lui vede come "completamente presa da tendenze e classificazioni e vendite, e prostrata davanti al suo vero Dio, Mammona". È costretto ad accettare lavori esterni per riuscire a mantenersi; un parziale sollievo gli viene da alcune sovvenzioni assegnategli dal National Institute of Arts and Letters, dal Guggenheim Fund e dalla Ford Foundation. Riesce così a tenersi a galla e a continuare a scrivere: nel 1960 esce un nuovo romanzo, Il nipote, nel 1962 la raccolta Children Is All, che contiene alcuni racconti e due pièce teatrali. Perché anche il palcoscenico comincia a interessarsi a Purdy: nel 1964 l'attrice Margaret Barker presenta in un teatro off-Broadway una serata di drammatizzazioni di suoi racconti, insieme alla breve pièce Cracks, e nel 1966 Malcolm arriva addirittura a Broadway nell'adattamento di Edward Albee, l'autore di Chi ha paura di Virginia Woolf?
Appaiono in questo periodo due tra i romanzi più "scomodi" di Purdy, tanto per gli argomenti che trattano quanto per il modo in cui vengono trattati: Cabot Wright Begins (1964), una violenta satira della corporate America e dell'ambiente editoriale-letterario, ed Eustace Chisholm and the Works (1967), nel quale viene presentata un'appassionata storia d'amore fra due uomini. Il mondo letterario americano a quanto pare non è in grado di reggere lo shock; né lo è l'editore, ed è probabilmente per questo che Eustace Chisholm segna la fine del rapporto tra Purdy e la casa editrice Farrar. Il libro incontra tuttavia un grande successo di critica in Europa, e segna un punto di svolta anche psicologico per Purdy:

Avendo pubblicato Eustace Chisholm and the Works, mi sentii libero di affrontare qualsiasi aspetto della vita americana avrei scelto. E a prescindere dallo shock che avrebbero potuto subire i sepolcri imbiancati della stampa e del pubblico, da qualche parte qualche lettore avrebbe reagito positivamente e con intensità a quello che avevo creato.

In effetti l'apprezzamento nei confronti di Purdy, specialmente da parte di certa critica, non fa che crescere.
Nel 1968 Purdy comincia a lavorare a una tetralogia dal titolo di Sleepers in Moon-Crowned Valleys, una rielaborazione di storie che il piccolo James ha sentito narrare dalla nonna e dalla bisnonna. Il primo libro della tetralogia, Jeremy's Version, uscirà nel 1970; seguiranno The House of the Solitary Maggot (1974), Mourners Below (1981) e On Glory's Course (1984). Nel 1971 esce anche, pubblicata in proprio, la silloge The Running Sun, che raccoglie le prime poesie scritte da Purdy; seguono i romanzi I Am Elijah Thrush (1972), In a Shallow Grave (1976) e Narrow Rooms (1978), che esplorano un tema molto caro all'autore: quello dell'amore tormentoso fra uomini che sono incapaci di esprimere i loro sentimenti perché l'omosessualità è per loro impensabile.
Negli anni Settanta Purdy si dedica inoltre a scrivere per il palcoscenico, su incoraggiamento dell'attore John Uecker, amico di Tennessee Williams, e del regista John Stix. Alcune pièce di Purdy verranno pubblicate, insieme ai racconti successivi al 1968, nella raccolta A Day After the Fair, stampata in proprio dopo essere stata rifiutata da diversi editori perché a loro avviso non abbastanza commerciale. In proprio saranno stampate anche le successive raccolte di testi teatrali e gran parte delle sue poesie.
Col passare degli anni l'opera di Purdy trova estimatori anche al di fuori dell'ambito strettamente letterario: verso la metà degli anni Ottanta le poesie di A Running Sun, musicate dai compositori Richard Hundley e Robert Helps, trovano un'adeguata interprete nella cantante Betty Allen. Nel 1989 il compositore tedesco Hans-Jürgen von Bose trae da 63: Dream Palace l'opera lirica Traumpalast 63. Nel 1996 il coreografo neozelandese Douglas Wright esprime l'intenzione di mettere in scena uno spettacolo di danza basato su I Am Elijah Thrush, ma l'idea non ha seguito; miglior fortuna avrà il jazzista olandese Theo Hoogstins, con il progetto musicale basato sulla raccolta The Brooklyn Branding Parlors.
Nell'ultimo periodo della sua vita James Purdy continua a essere poco più che ignorato dal mondo letterario "ufficiale" americano, malgrado diversi riconoscimenti come il giro di conferenze promosso nel 1982 dalla United States Information Agency in Israele, Finlandia e Germania, e l'assegnazione nel 1993 del Morten Dauwen Zabel Fiction Award da parte dell'Academy of Arts and Letters: nella versione cinematografica di In a Shallow Grave, realizzata nel 1988 da Kenneth Bowser, il suo nome non è nemmeno citato fra i crediti. Non per questo tuttavia lo scrittore manca di popolarità; lo dimostrano i continui attestati di stima che lo hanno raggiunto nel corso degli anni da parte di personalità come Langston Hughes, Marianne Moore, Katherine Anne Porter, Tennessee Williams e Gore Vidal, e di lettori che continuano ad apprezzare quello che è stato prodotto per più di quarant'anni nel suo minuscolo e ormai leggendario appartamentino di Brooklyn Heights.

James Purdy muore il 13 marzo 2009 a Englewood, New Jersey.

(nota biografica a cura di Andreina Lombardi Bom)

Il nipote, minimum fax, Roma, 2005.
Malcolm, minimum fax, Roma, 2004.
Rose e Cenere, Einaudi, Torino, 1996.
Cabot Wright ci riprova, Einaudi, Torino, 1994.
La versione di Geremia, Einaudi, Torino, 1973.

I seguenti titoli non sono più in ristampa:
63: Palazzo del sogno, Einaudi, Torino 1960.
Il nipote, Longanesi, Milano 1969.
I figli sono tutto, Einaudi, Torino 1971.
Un ignobile individuo, Einaudi, Torino 1968.
Sono Elijah Thrush, Einaudi, Torino 1974.
Come in una tomba, SE, Milano 1990.
La fiamma dei tuoi occhi, SE, Milano 1991.
Nel palmo della mano, Gremese, Roma 1989.

http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/-purdy.htm
http://www.lib.udel.edu/ud/spec/findaids/purdy.htm">
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