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Antonin Artaud
Artaud

C’è stato un periodo in cui il cinema, non ancora definitivamente trasformato nella spettacolare macchina mangiasoldi a cui tutti oggi siamo abituati, sembrava avere le carte in regola per scandagliare con le sue immagini le profondità più recondite dell’animo umano mentre il teatro, strappatosi di dosso i panni della rappresentazione borghese, prometteva di entrare nella vita degli spettatori stravolgendone le regole fino a tradursi in una delle esperienze più radicali e decisive che possano toccare la vita di un uomo. Era il periodo (suppergiù tra gli anni Venti e Quaranta del XX secolo) in cui viveva e scriveva Antonin Artaud, attore, regista, poeta e gran cerimoniere del teatro della crudeltà.
La vita di Artaud è un susseguirsi ininterrotto di disordini, esperienze traumatiche, progetti mai andati a termine, ricoveri psichiatrici e viaggi misteriosi. In circa vent’anni di attività Artaud ha avuto il tempo di lavorare come attore, aderire al movimento surrealista per poi rompere clamorosamente con Breton, teorizzare di teatro e di cinema, scrivere romanzi, sceneggiature cinematografiche e spettacoli teatrali, darsi all’occultismo, imbarcarsi per viaggi disperati (leggendaria la sua spedizione in Messico alla ricerca del peyote) da cui ritornerà quasi completamente distrutto nel fisico e nella psiche. Al momento della sua morte, avvenuta nel 1948, Artaud lasciava, oltre agli scritti, un progetto cinematografico portato a compimento (La Coquille et le Clergyman, proiettato nel 1928), e un solo spettacolo teatrale rappresentato (I cenci, andato in scena nel 1935) entrambi destinati a risolversi in un fiasco. Ma se a livello immediatamente "pratico" la vicenda artistica di Antonin Artaud sembra non essere di grande rilievo, le sue teorie sul teatro e sul cinema hanno un valore inestimabile. Rottura della narrazione tradizionale, sollevazione contro la dittatura del testo, coinvolgimento del pubblico, mobilitazione di tutte le energie "fisiche" dello spettacolo: questi i capisaldi di un’eredità da cui ancora oggi si continua ad attingere. Senza Artaud probabilmente non avremmo avuto Grotowski, il Living Theatre, Carmelo Bene, Ciprì e Maresco, la Socìetas Raffaello Sanzio. Senza il suo insegnamento il cinema e il teatro avrebbero oggi una speranza in meno.

di Antonin Artaud
Lettere del grande monarca, Associazione Ediz. L'Obliquo, 2004
Succubi e supplizi, Adelphi, 2004
Artaud le Mômo, Ci-gît e altre poesie, Einaudi, 2003
L'Arte e la Morte, Il nuovo melangolo, 2003
CsO: il corpo senz'organi, Mimesis, 2003
Io sono Gesù Cristo. Scritti eretici e blasfemi, Nuovi equilibri, 2003
Poesie della crudeltà, Nuovi equilibri, 2002
Del meraviglioso. Scritti di cinema e sul cinema, minimum fax, 2001
Antonin Artaud. Teatro, libri e oltre, Bulzoni, 2001
Per farla finita col giudizio di dio. Con CD Audio, Nuovi Equilibri, 2000
Il teatro e il suo doppio, Einaudi, 2000
Vivere è superare se stessi. Lettere a Jean-Louis Barrault 1935-1945, Archinto, 2000
Il sistema della crudeltà. Gli affetti, le intensità, il linguaggio dei corpi, Mimesis, 1997
Eliogabalo o l'anarchico incoronato, Adelphi, 1991
Lettere a Génica Athanasiou, Archinto, 1989
Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi, 1988
Van Gogh il suicidato della società, Adelphi, 1988
I Cenci, Einaudi, 1972

di Antonin Artaud e Matthew G. Lewis
Il monaco, Bompiani, 2000

su Antonin Artaud
Florinda Cambria, Corpi all’opera. Teatro e scrittura in Antonin Artaud, Jaca Book, 2001
Carlo Pasi, Artaud attore, Bollati Boringhieri, 2000
Franco Ruffini, I teatri di Artaud. Crudeltà, corpo-mente, Il Mulino, 1996

L'intervento di Artaud, nel 1933, alla Sorbonne di Parigi:
http://members.aol.com/mindwebart2/page169.htm
Estratti della poetica e dei lavori critici di Artaud, con un'ampia bibliografia:
http://art-slab.ucsd.edu/ARTSLAB/VA131ProjFall95/laura/artaudref.html
http://www.artaud.net

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