Una volta fu quell’insostenibile leggerezza dell’essere a raccontare, con un insidioso ossimoro, tutta la pesantezza della vita; oggi ci riprova Olivier Adam, parigino, classe 1974, con Peso leggero (Minimum fax, 2008): altra storia, altra realtà, altro destino. Unica nota in comune: il carico sofferto di un’esistenza che raramente si lascia condurre, o al limite presagire, ma più spesso spiazza con sorprendente sadismo. Una regola che conosce bene il protagonista Antoine, di giorno becchino, di notte pugile dilettante, che, alla tragica fermezza della morte, oppone la rabbia violenta di un boxeur di periferia. Solo che a farla da padrone è quasi sempre la vita, con i suoi repentini sbalzi d’umore e le improvvise virate, così non resta che affidarsi alla consolante pienezza di una bottiglia qualunque (purché sia forte, molto forte), mandata giù tutta d’un fiato. Oppure, farsi trasportare dai ricordi fino a che questi non divengano un’invincibile ossessione, capace di trasformare pure l’amore per la sorella Claire in una morbosa minaccia. A farne le spese è, soprattutto, la povera Su, dinanzi alla quale Antoine si trova nudo e disarmato, ma impossibilitato, a causa della costituzionale fragilità, a riceverne le cure e a ricambiarne i sentimenti. Un destino amaro che detta le condizioni per un romanzo duro e poetico allo stesso tempo, venuto su, quasi per caso, da un fortunato manoscritto che, anni fa, Adam aveva gettato in una pattumiera. Giustamente recuperato (in Francia è uscito nel 2003), da quelle poche pagine, dotate di un’imprevedibile energia creativa, è scaturito un lungo monologo interiore, in cui il peso leggero è, per la verità, solo quello della scrittura, tersa e immediata, come la più toccante prosa letteraria. Chissà che al giovane scrittore non sia venuto facile, dopo tutto, raccontare la storia di un povero ragazzo della banlieue parigina, da dove pure lui proviene, al punto da sperimentarne una sintonia profonda e indissolubile? Del resto, se Adam preferisce che non si parli di autobiografismo a proposito dei suoi libri, ma piuttosto di menzogne che dicono la verità, sembra che Peso leggero nasca da un’unica ispirazione, quella della vita, che, ciclicamente, si alterna, con fatale insistenza, alla dolorosa eventualità della perdita.