Rassegna Stampa

di Susanna D'Aliesio Ghigliottina.it 16 giugno 2008

Questo volume è composto da una raccolta di interviste che ripercorrono la carriera artistica del cineasta; dai suoi esordi nei primi anni cinquanta con i lungometraggi Paura e Desiderio e Il bacio dell'assassino, vero banco di prova e di calibratura del cinema kubrickiano, a Lolita, 2001, Full Metal Jacket. Film che si stagliano nell'universo immaginifico e prendono vita propria, film il cui filo conduttore sembrano essere le critiche che sono state mosse loro. Discussi, incompresi, amati ma inequivocabilmente opere d'arte di enorme capacità di impatto emotivo.
Si percepisce l'aura di mistero che avvolge il regista accresciuta, indubbiamente, dalla fama di genio attribuitagli e che moltiplica esponenzialmente la distanza con il quotidiano dello spettatore. Un mondo a cui Kubrick attinge e mira a scuotere. L'imponenza della sua figura spesso lo rende attaccabile e oggetto di pregiudizi trasposti verso i suoi film visionari che parlano spesso di violenza, guerra. Opere come la criticatissima Arancia Meccanica . Accolta da una calda censura da parte del pubblico inglese.
La Minimum Fax ci guida dietro le quinte con una speciale macchina da presa che riprende chi c'è dietro la macchina da presa, seguiamo così le sue orme di fotografo, scacchista professionista e arriviamo all' uomo e alla sua passione. Una passione quasi maniacale per il suo lavoro, che lo spingeva a curare ogni minimo dettaglio umanamente immaginabile di un suo progetto. Grazie a non pochi sforzi e al suo indiscutibile talento riuscì a mantenere ciò che per lui era fondamentale quando girava, l'indipendenza, la libertà. Ottenuta anche tenendosi lontano dalle grandi case di produzione.
Nei suoi film Kubrick era sceneggiatore, regista, montatore, produttore. In un intervista che lui fece nel '70, Joseph Gelmis gli chiese: Secondo lei qual è il ruolo del regista? "Il regista è una specie di macchina delle idee e del gusto; un film è una serie di decisioni creative e tecniche, e il compito del regista è prendere più decisioni giuste possibili. Girare un film è l'ambiente peggiore per un lavoro creativo che sia mai stato escogitato da mente umana. E' una macchina organizzativa rumorosa e materialistica:è difficile concentrarsi e bisogna farlo dalle otto e mezzo di mattina alle sei e mezzo di sera, per cinque giorni alla settimana. Un ambiente in cui un artista non sceglierebbe mai di lavorare. L'unico vantaggio è che lo devi fare per forza e non puoi procrastinare".Non ho risposte semplici è una splendida opera di avvicinamento per chi ama, odia, o vuole approfondire il cinema e il messaggio di un uomo colto ironico e di straordinaria sensibilità e consapevolezza della natura umana e di ciò che la circonda.