Un romanzo italiano per raccontare la crudeltà della negazione di una seconda possibilità. La rivincita di Capablanca di Fabio Stassi, edito da Minimun Fax, è il libro che nasce da questa idea per poi diventare anche una storia che ci parla tanto dell'ossessione per gli scacchi quanto del senso della letteratura. Ma soprattutto parla di una rivincita di un uomo, Capablanca, il leggendario campione di scacchi cubano, cui viene negata la possibilità di sfidare l'avversario che lo aveva battuto e privato del titolo mondiale. "La rivincita - ci ha detto Fabio Stassi, a Mantova per il Festivaletteratura - non è come la vendetta che porta alla sconfitta totale dell'avversario, spesso con storie di sangue e morte. La rivincita è la richiesta di una seconda vita, una rinascita, una seconda possibilità. Il dramma di Capablanca è che non ebbe una seconda possibilità". E allora ecco che il libro aggiunge qualcosa alla storia, con l'intramontabile fascino della creazione letteraria.
Ma La rivincita di Capablanca è anche un libro sugli scacchi, che hanno un ruolo anche nella struttura del romanzo, articolato in 64 capitoli, tante quante le caselle bianche e nere dove i pezzi si sfidano. "L'ho costruito con l'idea delle case della scacchiera - ha spiegato Stassi - tutte legate allo sviluppo complessivo, ma alcune anche indipendenti. Il lettore poteva percorrerle casa per casa, fermandosi a volte a guardare il panorama". "Tra letteratura e scacchi - ha aggiunto lo scrittore - c'è una sovrapposizione: ci sono regole, ci sono fasi di gioco come le aperture assimilabili all'incipit, c'è lo sviluppo del gioco e quello della trama. Le partite migliori sono quelle in cui ogni mossa è la conseguenza inevitabile della precedente e così succede nei grandi romanzi. E poi ci sono i finali, e Capablanca diceva che se non sai chiudere una partita è meglio non giocare nemmeno".
Articolato in capitoli brevi, il romanzo di Stassi consente allo scrittore di mantenere le suggestioni del racconto, pur inserite nella struttura di più vasto respiro della narrazione romanzesca. "Il bello - ci ha detto ancora Stassi - in una cosa così ampia è che ti rendi conto che a volte la coerenza delle parti viene da sé, senza accorgersene". Forse perché tra scrittore e personaggi prima e tra lettore e personaggi poi si crea qualcosa che va al di là della pagina scritta: "Elias Canetti - ha ricordato Stassi - ha detto che i personaggi che hai creato li puoi incontrare, anche se solo dopo che tu ne hai scritto. Perché assumono autonomia dall'autore, e anche il lettore contribuisce con un suo alfabeto sentimentale a creare la complessità del personaggio". Libri e vita dunque si intersecano, con effetti di grande suggestione: "Quando scrivi o leggi - ha detto ancora lo scrittore - si crea una sovrapposizione tra i libri e la vita. A me è accaduto ed è stato il momento più importante. Succede anche su cose dolorose, e quando succede io mi lascio guidare dall'istinto".