Rassegna Stampa

di Franco Berardi Gmane 28 gennaio 2009

Il tempo materiale di Giorgio Vasta riporta in superficie ciò che appariva dimenticato, sepolto, rimosso,dissolto: la corporeità putrida, la dolorosa fisicità di gatti scheletrici e di bambini torturati da bambini. La storia è inquietante. Nella Palermo primitiva e barbarica del 1978 tre bambini di undici anni (bambini? Ma esistono ancora bambini?. Ci sono cadaveri impiastricciati di sangue schiacciati da una bomba nazi-israeliana e c'è lo scrittore dal cervello stravolto Jehoshua Abraham che io adoravo prima di leggere la frase pubblicata da Haaretz uccidiamo i loro bambini per salvarne molti nel futuro. Dopo Gaza i bambini nascono consapevoli che dovranno morire prima di raggiungere la maggiore età). Nella Palermo atavica tre bambini di undici anni decidono di costituire una colonna delle brigate rosse. Sono i giorni del sequestro Moro e la colonna di cui fanno parte Nimbo Scarmiglia e Bocca mette in scena una serie di azioni dimostrative fino al sequestro di un simbolo-bambino. "La liturgia della distruzione alla quale ho assistito non è fatta di calci e pugni ma di pressione e densità. E' una colonna nera che spinge in basso piega e comprime. La violenza morbida. La violenza gentile. La concentrazione come distruzione. Il corpo di Morana, la tenerezza del suo dolore incosciente. La nostra capacità di compiere il male." Bambini che torturano bambini, bambini che uccidono bambini. Come meglio descrivere il mondo presente in cui la demenza di massa di una società infantilizzata riemerge incontenibile come un fiotto di pus dall'esplodere della superficie liscia della macchina supertecnologica? Con "Il tempo materiale" di Vasta e "Animal Spirits" di Pasquinelli la materia ritorna ringhiando e sbavando fuori dalle grotte in cui il digitalismo lo aveva relegato. Deforme, faticosa, fastidiosa. E' quello che è. Vasta scrive un necrologio dell'ironia, qui da lui identificata con il cinismo. In difesa dell'ideologia, della parola pesante, della parola di cui siamo responsabili. In difesa della materialità della parola Vasta prende posizione contro la dissolvenza ironica, contro l'evanescenza della parola. "In questa polaroid siamo tutti ironici. E a me l'ironia fa male. Anzi la odio. Non solo, io anche Scarmiglia e Bocca. Perché ce n'è sempre di più, troppa, la nuova ironia italiana che brilla su tutti i musi, in tutte le frasi, che ogni giorno lotta contro l'ideologia, che le divora la testa, e in pochi anni dell'ideologia non resterà più niente, l'ironia sarà la nostra unica risorsa e la nostra sconfitta, la nostra camicia di forza, e staremo tutti nella stessa accordatura ironico-cinica…" L'ironia identificata con il cinismo, i comici israeliani che fanno dello spirito su centinaia di bambini spiaccicati contro il muro da una bomba. E Berlusconi racconta una barzelletta su Auschwitz, sugli ebrei tagliati a metà, metà di qua metà di là.