Il tempo materiale di Giorgio Vasta
riporta in
superficie ciò che appariva dimenticato, sepolto, rimosso,dissolto: la
corporeità putrida, la dolorosa fisicità di gatti scheletrici e di
bambini torturati da bambini. La storia è inquietante. Nella Palermo
primitiva e barbarica del 1978 tre bambini di undici anni (bambini? Ma
esistono ancora bambini?. Ci sono cadaveri impiastricciati di sangue
schiacciati da una bomba nazi-israeliana e c'è lo scrittore dal
cervello stravolto Jehoshua Abraham che io adoravo prima di leggere la
frase pubblicata da Haaretz uccidiamo i loro bambini per salvarne
molti nel futuro. Dopo Gaza i bambini nascono consapevoli che dovranno
morire prima di raggiungere la maggiore età). Nella Palermo atavica
tre bambini di undici anni decidono di costituire una colonna delle
brigate rosse. Sono i giorni del sequestro Moro e la colonna di cui
fanno parte Nimbo Scarmiglia e Bocca mette in scena una serie di
azioni dimostrative fino al sequestro di un simbolo-bambino.
"La liturgia della distruzione alla quale ho assistito non è fatta di
calci e pugni ma di pressione e densità. E' una colonna nera che
spinge in basso piega e comprime. La violenza morbida. La violenza
gentile. La concentrazione come distruzione. Il corpo di Morana, la
tenerezza del suo dolore incosciente. La nostra capacità di compiere
il male."
Bambini che torturano bambini, bambini che uccidono bambini. Come
meglio descrivere il mondo presente in cui la demenza di massa di una
società infantilizzata riemerge incontenibile come un fiotto di pus
dall'esplodere della superficie liscia della macchina
supertecnologica?
Con "Il tempo materiale" di Vasta e "Animal Spirits" di Pasquinelli la
materia ritorna ringhiando e sbavando fuori dalle grotte in cui il
digitalismo lo aveva relegato.
Deforme, faticosa, fastidiosa. E' quello che è.
Vasta scrive un necrologio dell'ironia, qui da lui identificata con il
cinismo. In difesa dell'ideologia, della parola pesante, della parola
di cui siamo responsabili. In difesa della materialità della parola
Vasta prende posizione contro la dissolvenza ironica, contro
l'evanescenza della parola.
"In questa polaroid siamo tutti ironici. E a me l'ironia fa male. Anzi
la odio. Non solo, io anche Scarmiglia e Bocca. Perché ce n'è sempre
di più, troppa, la nuova ironia italiana che brilla su tutti i musi,
in tutte le frasi, che ogni giorno lotta contro l'ideologia, che le
divora la testa, e in pochi anni dell'ideologia non resterà più
niente, l'ironia sarà la nostra unica risorsa e la nostra sconfitta,
la nostra camicia di forza, e staremo tutti nella stessa accordatura
ironico-cinica…"
L'ironia identificata con il cinismo, i comici israeliani che fanno
dello spirito su centinaia di bambini spiaccicati contro il muro da
una bomba. E Berlusconi racconta una barzelletta su Auschwitz, sugli
ebrei tagliati a metà, metà di qua metà di là.