Rassegna Stampa

di Giusy Ferraina Whipart 16 aprile 2009

Comico, caustico, eccessivo, irresistibile. Tutto questo è La futura classe dirigente, primo romanzo di Peppe Fiore - giovane scrittore su cui ha puntato la Minimum fax -, in cui senza mezzi termini si racconta la quotidianità dei giovani d'oggi, che si barcamenano tra famiglia, lavoro, sogni e sesso. Quella quotidianità, che il più delle volte è la disillusione delle proprie aspettative, anch'esse sempre più precarie, o una continua lotta alla conquista della svolta definitiva. La futura classe dirigente, che dal titolo può sembrare un saggio di marketing, è invece la storia di Michele Botta: figlio unico napoletano trapiantato a Roma, megalomane, assediato da una selva di nevrosi erotiche, alle prese col fantastico mondo del lavoro, in lite continua con i genitori e la sua ragazza. Un giovane alla ricerca di un'affermazione professionale ed esistenziale, che pare realizzarsi quando viene assunto da una nuova società di produzione televisiva. In questo ambiente molto trandy, Michele passa a elaborare reality e fiction dai diversi format stranieri, progetti che spesso non vedranno mai la luce, ma per cui bisogna metterci il massimo dell'impegno, come il reality dei cani (come se poi non bastassero già tutti quei "cani" che popolano la tv). Poi arriva la commissione giusta, quello tosta: fiction milionaria su un mitologico regista porno degli anni Ottanta, che forse non è mai esistito. È questa la svolta che aspettava. Sì, ma quella destabilizzante per la sua precarietà esistenziale. La storia di Michele procede tra le sue ansie, crisi, entusiasmi, amori e inquietudini con uno stile che colpisce il lettore e lo assorbe. Uno stile denso che non lascia respirare, ma ti catapulta in un mondo fin troppo quotidiano che spesso si perde di vista, ma che soprattutto non si sa guardare con ironia. L'ironia è, infatti, la dote primaria di Peppe Fiore, tutto il libro ne è intriso, dalla prima all'ultima pagina: pungente, tagliante alle volte fastidiosa e lacerante, ma sempre vera. Un'ironia che fa ridere di situazioni paradossali, ma probabili, che fa riflettere su ciò che è vita di tutti i giorni, perché alla fine dei conti diventa l'analisi amara e impietosa della realtà del nostro paese. Linguaggio originale e sicuro, fresco, che traccia il percorso per una nuova narrativa. Un romanzo che si trova in equilibro, forse precario come il suo protagonista, tra il comico e il tragico, tra un desiderio e una realtà obbligata, che si impernia sulla triade, famiglia, sesso televisione, messe alla berlina e senza pietà. Presentazione, dunque, da non perdere alla sua prima ufficiale a Roma durante Happy Book, la rassegna di aperitivi con libri curati da Whipart, domenica 19 aprile alle ore 19 al Dimmidisi (via dei volsci 126b).