Rassegna Stampa

di Paola Sereno Lettera 06 aprile 2009

Invano il padrone di casa implora Harry Lesser di andarsene e lasciargli demolire il palazzo: lo scrittore deve finire il suo romanzo e lo deve finire lì, nel luogo in cui lo ha concepito. Peccato che sono dieci anni che lo scrive senza riuscire a porre la parola fine all'opera. La vita di Lesser trascorre senza nulla che non sia scrittura: il suo è un libro sull'amore, ma non c'è amore nella sua vita, né amicizie, né null'altro. Poi, un giorno, scopre un altro inquilino nel palazzo abbandonato e pieno di fantasmi e macerie: Willie, un nero, uno scrittore armato di pesante macchina da scrivere. Qualcosa unisce i due: la tensione verso la scrittura e il domicilio - abusivo o meno - nel tetro e gelido edificio. Pare nascere un'amicizia, i due si scambiano consigli e opinioni. Ma molte cose li dividono: in primo luogo la razza, poi l'approccio alla scrittura. Harry è bianco ed ebreo, Willie è nero, fortemente politicizzato, pieno di rabbia e intenzionato a esprimere nel libro tutta la potenza della sua negritudine. Presto un altro fattore interverrà a unirli e allo stesso tempo dividerli: Irene, bianca, fragile attrice off Broadway e soprattutto amante di entrambi. Scrive Hemon che questo "E' un libro sull'impossibilità di scrivere in un mondo che sta per essere demolito" e in effetti Gli inquilini è esattamente questo. Intorno ai due scrittori c'è un mondo vago, una New York gelida, conflitti razziali, povertà, un po' di sesso per scaldare la notte. Ma quello che conta davvero, per entrambi i protagonisti, è il loro libro: il terzo per Harry, dopo un successo e un fallimento, il primo per Willie, uomo del ghetto. Un libro sull'amore e uno sull'essere neri. Forma contro sostanza. Non potrà finire bene.