Rassegna Stampa

di Boris Sollazzo Ilsole24ore.com 18 agosto 2008

La semaine de la critique di Locarno, con ostinazione e gusto, si conferma una delle realtà più vive e coraggiose della rassegna. Lo faceva sospettare già il film inaugurale, il bellissimo No more smoke signals, docuwestern sugli indiani d'America antimperialista e no global. Diverso ma con ispirazione simile, il regista greco Stelios Kouloglu porta Apology of an economic hit man, tratto dal bestseller Confessioni di un sicario dell'economia (bellissimo, in Italia edito da Minimum Fax). John Perkins, autore del libro e ispiratore di questo film, racconta con dovizia di prove, indizi e deduzioni come gli Usa avessero (e hanno) una precisa strategia colonialista nei confronti dei paesi di secondo e terzo mondo che vogliono attrarre nella propria sfera d'influenza: basta che abbiano democrazie traballanti e risorse naturali buone e abbondanti. Perkins confessa subito: era un gangster in giacca e cravatta girava il mondo e le stanze del potere con "una pistola in una tasca e le banconote nell'altra". Dal 1968 al 1981 era uno dei sicari economici USA, sottometteva stati e clan economicamente e politicamente. Sedurre, corrompere, spiare, provocare, il suo compito e il suo fine giustificava ogni mezzo. E quando queste arti persuasive non bastavano, governo e Cia compiacenti (e spesso partecipanti), chiamavano gli "sciacalli" e i leader integerrimi e incorruttibili venivano messi fuori gioco, con golpe o attentati. Perkins, a cui in questo Risiko spettava il Sud America, è un personaggio controverso, la sua verità non può essere considerata Storia, anche se porta prove, indizi e arringhe molto convincenti. Il documentario ha le sue falle nella forma- un finale slabbrato e slegato dal resto, le poche ricostruzioni in studio esteticamente televisive- ma è esplosivo nel contenuto. Tutto quello che avevamo sospettato sugli Stati Uniti forse è vero. E fa tremare le gambe.