Cosa rimane, oggi, di un classico misconosciuto quale l’esordio di Richard Yates, ultimamente tornato attualissimo per aver ispirato uno dei film clou della stagione, con protagonisti come Leonardo Di Caprio e Kate Winslet? (La resa della pellicola è, tra l’altro, straordinariamente fedele al testo.) Rimane un’eredità pesante sia dal punto di vista tematico che da quello stilistico, l’impronta di un autore poco prolifico e certamente non popolare, ma che brilla per intuizioni anticipatrici di molta letteratura a venire. “Revolutionary Road” fu pubblicato originariamente nel 1961, e narra la storia di una coppia, Frank e April Wheeler, ambientata negli anni ’50. Un’epoca di relativo benessere e di crescita economica e sociale, un periodo di ottimismo in cui la voce di Yates si eleva, in controtendenza, per manifestare una critica spietata e incompromissoria al conformismo della middle class americana. Molto prima del ribellismo degli anni ’60, Yates intuisce che lo stile di vita ormai dato per acquisito nella società del suo paese è una gabbia dorata dalla quale non si può fuggire. E quando ci si accorge di essere in trappola, è finita: inutili saranno i tentativi di ricominciare (i Wheeler vivono nell’illusione di un mitico trasferimento a Parigi, ma si capisce immediatamente che questo non accadrà mai), inevitabili saranno gli scontati esiti di queste vite prive di autonomia, in cui le possibilità di scegliere (continuare la relazione con l’amante, che è poco più che un’abitudine? Accettare una promozione al lavoro, anche se questo non dà nessuna soddisfazione? Invitare a cena i vicini, anche se non sono particolarmente simpatici?…) sono anch’esse mere illusioni. La forza con la quale Yates espone questi concetti sta nella straordinaria linearità della sua scrittura: essenziale ma non scarna, miracolosamente equilibrata, senza una parola di troppo, modernissima. L’unico appunto che si può fare al romanzo è sul finale, che eccede nei toni drammatici mostrando l’assenza di un distacco ironico dell’autore – questa sarebbe stata l’unica evoluzione significativa dei romanzieri della generazione successiva. Ma la letteratura americana deve moltissimo alle premonizioni di Richard Yates.