Rassegna Stampa

di Marco Corradi Sabinaguzzanti.it 23 luglio 2008

Non credo ci sia momento migliore di questo per consigliarvi di leggere un libro sui danni dell’ipocrisia. “Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa”, scrisse Tennessee Williams di Revolutionary Road, e ci potremmo anche fermare qua considerata l’autorevolezza del giudizio. Ma se non vi bastasse: “tanto fondamentali sono stati gli effetti che questo romanzo ha avuto su due generazioni, che non conoscere ancora il grande libro di Yates sembra assurdo.” Queste le parole di Richard Ford nell’introduzione alla nuova edizione del 2001 di questo libro uscito negli Stati Uniti nel 1961. Ad essere sincero , fino alla pubblicazione nel 2003 della riedizione italiana a cura della Minimum Fax e a trent’anni di distanza da quella della Bompiani - anch’io ero all’oscuro di questa perla, e non credo - ancora oggi - di essere il solo, nonostante ne abbiano scritto tutti i principali quotidiani italiani. Per me e per tutti quelli che hanno amato follemente “Le correzioni” di J. Franzen , è stata una rivelazione. Questo libro è il suo padre putativo. Revolutionary Road pur non trattando “l’assoluto” ma le ipocrisie della middle class americana degli anni ’50, 47 anni dopo è più che mai attuale. Forse proprio perché nulla è cambiato nelle stragrande maggioranza delle famiglie middle class di tutti i paesi industrializzati? Che Yates suo malgrado sia sconfinato nell’assoluto? Purtroppo pare proprio di sì. Basta leggere le cronache dei nostri giorni. Quanti drammi si consumano dietro mura domestiche inappuntabili sotto tutti i punti di vista? O almeno sotto il “loro” punto di vista? Quello delle apparenze. Quello del “ci uniformiamo, ergo: siamo nel giusto”. Peccato che quel “giusto” spesso esuli dalla propria personalità, dalle proprie aspirazioni, e generi solo frustrazioni incomprensioni dolori, con tanto di tragedia finale. Frustrazioni che portano a pensare, per poter sopravvivere alla mediocrità: “ok, ci adattiamo, ma noi siamo diversi”. In realtà tutti uguali, che pensano di esseri tutti diversi, che si criticano e disprezzano a vicenda. Alla fine inevitabilmente ti logora. Ognuno che nel suo intimo ha un sogno: prima o poi cambio tutto. Lavoro, città, moglie, marito, amante. Ma è te stesso che devi cambiare, e lo devi fare prima di tutto. “La vita è un ospedale dove ogni ammalato è desideroso di cambiare letto” scriveva Baudelaire. Non starò qui, come fanno tutti, ad illustrarvi la trama. Questo libro non è un giallo, ma il crescendo è ben più coinvolgente di qualsiasi ricerca dell’assassino. Qui si parla di persone che stanno assassinando loro stesse pur di non affrontarsi, e che assassinano chiunque entri in contatto con loro. E’ un effetto a catena. Ma la morte che procurano non è solo fisica, è soprattutto psicologica. E’ ben peggiore. Questo libro può essere illuminante. Dopo averlo letto, ponetevi una domanda: la mia vita è per qualche verso simile a quella di Frank e April Wheeler? Se rispondendo a voi stessi “senza ipocrisia”, vi trovaste a rispondere sì, bene: siete ancora in tempo a salvarvi. Buona lettura.