Rassegna Stampa

di Maura Murizzi Mucchio Selvaggio 06 maggio 2004

Volendo tentare un bilancio di quest’ultima stagione, pare che due siano le urgenze di editori e scrittori italici: per gli uni la ricerca e la proposta di voci e storie “d’avanguardia” che lascino un segno sul pubblico (vedi il progetto de Gli itemperanti di Meridiano Zero), per gli altri l’interrogarsi sulle responsabilità etiche della scrittura, sulla necessità di essere “testimoni del proprio tempo” (vedi il dibattito che, a partire da un intervento di Covacich su “L’Espresso”, ha coinvolto in varia misura Antonio Moresco, Giuseppe Genna, Tullio Avoledo...).
Con tempismo perfetto, risponde ad entrambe le necessità quest’antologia di scrittori riuniti attorno alle sollecitazioni di Nicola Lagioia e Christian Raimo. A essi, non tutti esordienti e non tutti della scuderia minimum, ma comunque pescati tra i nomi migliori della scena italiana (Pincio, Pascale, Stancanelli, Covacich), è stato chiesto di raccontare a modo proprio la nostra Storia, le nostre inquietudini, i nostri miti. Alcuni (Cognetti, Tedoldi, Pacifico) si attengono alla stretta attualità raccontando il rampantismo dei trentenni copywriter, con carta di credito e psicanalista di default; altri ripiegano sui miti degli anni ’70, su Moro, Berlinguer e Pasolini (Raimo, Murri), su terrorismi rossi e neri (Aloia, Stancanelli, Pascale). C’è posto anche per una graphic novel (quella di Falcinelli- Poggi col maiale della copertina che invade Roma) e per un bellissimo saggio di Emanuele Trevi, che non a caso evoca Parise, Gadda e Pasolini e il “timbro della necessità “ insito nella loro lingua. Non manca la memoria di Mani Pulite, e dell’ondata di aspiranti magistrati che invase le facoltà di Legge di tutta Italia (Lagioia) nel 1992, e il fantasma apocalittico dell’11 settembre, raccontato dall’interno di un centro commerciale da Andrea Piva (quello de “Lacapagira”). Una menzione speciale alla storia di Valeria Parrella (che ci ricorda quanto sia ancora attuale il fenomeno dell’emigrazione, e dello “sradicamento da supplenza”, al Nord) e al racconto kafkiano di Antonio Pascale, anche se almeno la metà di queste diciannove storie sono effettivamente imperdibili. Non capita spesso, soprattutto in ambito di scouting italiano, di imbattersi in plot solidi almeno quanto l’abilità narrativa di chi scrive (viceversa).