A nove anni di distanza dal suo ultimo romanzo Timequake, sette dalla raccolta di racconti Bagombo Snuff Box, e a poche settimane dall' ottantatreesimo compleanno, Kurt Vonnegut decide di ritornare sulla scena letteraria internazionale con un libro intitolato Un uomo senza patria, che si è rivelato immediatamente un best-seller in America, pubblicato in Italia dalla Minimum Fax. E, a conferma della fortuna duratura di questo autore anche nel nostro paese, Feltrinelli esce agli inizi di maggio con Le sirene di Titano, secondo romanzo dello scrittore, nella prestigiosa traduzione di Vincenzo Mantovani, storia di un multilimiliardario depravato che si trova a compiere un incredibile viaggio intergalattico. Un uomo senza patria è invece una raccolta di testi usciti negli ultimi anni sulla rivista alternativa In these times, caratterizzati da un pessimismo disperato sulla situazione dell' intero pianeta, una straordinaria verve nel mescolare la cultura popolare con il riferimento erudito e rivelatorio, e il solito, irrefrenabile umorismo al vetriolo. Vonnegut ha dichiarato di aver sentito la necessità di scrivere per testimoniare la propria rabbia e angoscia nei confronti dell' amministrazione Bush, ma è consapevole di essere un outsider, al punto di scrivere di se stesso: «Non ho mai vinto un premio letterario importante, e non ho mai rivestito un ruolo pubblico o istituzionale. Continuo a essere quello che ero nella seconda guerra mondiale: un soldato, ma di prima classe» «A volte mi chiedo perché diavolo la gente debba ascoltarmi», racconta con la consueta ironia nella sua brownstone nella midtwon di Manhattan: «Non ho mai avuto un grado all' interno della società: non sono un vescovo, un manager, o un direttore di giornale». Perché, ritiene che sia così importante avere un riconoscimento come il Pulitzer o il Nobel? «Io so solo che non li ho ricevuti, e che un premio come quelli che lei ha citato ti dà un' aura di grande autorevolezza. Questo ovviamente non significa che poi tu non dica delle tremende sciocchezze». Lei ha parlato di gradi: come mai ha fatto un esempio militare? «Perché l' esperienza militare mi ha segnato in maniera determinante. Sono stato prigioniero di guerra in Germania a diciannove anni, e ho visto con i miei occhi il bombardamento di Dresda. Sono stato anche decorato, e credo di essere tra i pochi scrittori che abbia avuto una simile onorificenza. Ma si tratta anche dell' unico grado che abbia mai avuto, e sono consapevole che non diventerò mai generale». Lei si definisce un uomo senza patria e arriva a chiedersi «di chi diavolo sia questa nazione». «è quello che sento, ed è quello che sente intorno a me un numero sempre maggiore di persone. Le cause partono da lontano, ma è certo che oggi viviamo in una situazione tragica a causa del nostro amato presidente. Personalmente provo nei suoi confronti disprezzo, e ritengo che sia genuinamente stupido». C' è qualcosa di positivo che riconosce a Bush? L' economia ad esempio sta andando bene... «Per i privilegiati. Il nostro è un paese con ampie fasce di povertà. Non dia retta alle statistiche e alla logica asettica dei numeri. E non si lasci sedurre dalla continua glorificazione della ricchezza». Uno degli elementi più inaspettati del libro è l' accusa ricorrente di pseudo-cristianesimo... «Mi limito a ricordare che Cristo ha predicato il perdono e per questo è stato torturato e ucciso. Non mi sembra che il nostro paese segua l' insegnamento del perdono e della pace. Penso anche ai privilegi sempre maggiori per i ricchi, voluti in primo luogo dai repubblicani, e a quanto ha detto Cristo riguardo al cammello e la cruna dell' ago». In uno dei passaggi più provocatori del libro lei lamenta il fatto che in alcuni luoghi pubblici vengano esposti i Dieci Comandamenti, ma non le Beatitudini. «è un' altra risposta a quello che mi chiedeva sullo pseudo-cristianesimo. Pensi al passaggio in cui Cristo benedice gli umili e gli operatori di pace». Lei individua nella dipendenza dal petrolio uno degli elementi più pericolosi della nostra epoca. «è una tragedia di cui non ci siamo ancora resi pienamente conto, e rispetto alla quale non vedo soluzione, né credo che ne esista alcuna: è la tragica ironia della situazione in cui ci siamo messi. Ci siamo abituati tutti ad avere delle automobili e a considerarle qualcosa che arricchisce la nostra libertà, o, cosa più incredibile, arreca felicità. Mi chiedo cosa succederà quando termineranno le scorte di petrolio, e ho la sensazione che i governanti attuali si preoccupano solo che ciò non avvenga fin quando rimangono al governo. Io ho scritto una lettera alle prossime generazioni nella quale offro le mie scuse, dicendo che eravamo tutti ubriachi di petrolio. Oggi sembra che il maggiore interesse sia quello di essere veloci». Il libro dedica molta attenzione alle "personalità psicopatiche": persone che lei definisce «intelligenti ma senza alcuna coscienza». «Ho un master in antropologia, e durante i miei studi una volta mi è capitato di leggere un testo intitolato The mask of sanity. Ne è autore uno studioso di nome Hervey Cleckey, il quale analizza i comportamenti di una serie di persone in apparenza assolutamente sane, che tuttavia provano totale indifferenza rispetto ai loro atti, e persino rispetto a loro stessi. Il bello è che secondo lo studio di Cleckey questo tipo di persone raggiungono con grande facilità il successo, sia nel lavoro che nei rapporti sentimentali grazie alla loro sicurezza». Ritiene di essere un misantropo? «Nella misura in cui lo erano Mark Twain ed Albert Einstein verso la fine della loro vita, quando avevano rinunciato a sperare. Si guardi intorno: stiamo distruggendo il nostro paese e sembra che non ce ne importi niente. Facciamo delle cose orribili ad altri esseri umani... devo continuare?». Lei è anche un apprezzato artista figurativo: ritiene di esprimere le stesse cose sulla tela e nelle sue incisioni? «Ovviamente l' artista è la stessa persona, e credo che una visione attenta riveli l' analogo sguardo sul mondo. Un quadro di cui sono molto felice raffigura un personaggio che compare anche nei miei libri con scritto: "La vita non è il modo di trattare un animale"». La sua vita è stata caratterizzata da molti dolori e l' esperienza diretta di alcune tragedie quali la guerra, ma non ha mai perso la capacità di sorridere sulla follia dell' esistenza... «Ritengo che l' ironia sia l' unica arma contro la disperazione. Un momento di sollievo e insieme una risposta fisiologica di fronte a quello a cui assistiamo. Come le lacrime, del resto».