L'attacco: «Ci sono cose che non so. Ero assente il giorno in cui hanno distribuito i fogli informativi. Ero a casa, a letto con la febbre e il mal d'orecchi. Ero stesa col cuscinetto termico premuto sulla testa, che mi bruciava l'orecchio. Sono rimasta stesa col cuscinetto termico finché non è venuta mia madre e ha detto: "Non tenerlo al massimo o ti bruci". Questa era una cosa che sapevo ma che avevo scelto di dimenticare. Sui fogli informativi, in cima alla prima pagina, c'erano le parole "Cose che bisognerebbe sapere", scritte a macchina. Erano parole mimeografate, inchiostro viola su carta bianca. I fogli li aveva scritti la mia maestra di quarta elementare. Li aveva scritti quando era giovane e rifletteva sulle cose»
È questo l'incipit del racconto che dà titolo all'ultimo libro di A. M. Homes, la cui prima raccolta (La sicurezza degli oggetti) ha ispirato l'omonimo film di Rose Troche con Glenn Close e Patricia Clarkson. L'autrice, docente alla Columbia University di New York, è considerata una delle voci più originali e provocatorie della nuova narrativa americana.
I racconti: Senso di smarrimento e desiderio amore. Emozioni soffocate e corpi cancellati. Relazioni interrotte e distanze incolmabili. Tra le pagine della scrittrice statunitense incontriamo personaggi disconnessi dalla realtà circostante, incapaci di dialogare con amici e genitori, figli e compagni: Geordie Harris cerca la suocera attraverso un monitor (l'anziana donna ha un chip impiantato chirurgicamente); una ragazza galleggia in piscina per raggrinzirsi ed evaporare; Henry vuole trasformarsi nel bambino che suo padre ha investito e ucciso. La rete sociale appare frantumata in mille pezzi, tasselli di un puzzle incongruo e assurdo, dove nessuno riesce a trovare un senso, un ruolo, una motivazione. «Io voglio vivere. È solo che non so come», afferma infatti il protagonista di "Per favore mantenete la calma", che trascorre le giornate nella convinzione di essere in punto di morte.
Perché leggerlo: Il mondo raccontato da A. M. Homes, che potrebbe apparire eccessivamente bizzarro agli occhi dei lettori, permette all'autrice di rappresentare con efficacia il disagio e lo straniamento delle metropoli, dei sobborghi urbani e delle periferie. Le storie raccolte in questo volume, che porta in copertina una mano di Barbie tesa verso un cellulare rosa per chiamare Ken, non contengono fatti e accadimenti, non possiedono trame definite, non giungono a conclusioni certe: la narrazione segue percorsi alternativi al succedersi degli eventi, perché intende tratteggiare volti, illustrare sensazioni e pensieri, descrivere silenzi e parole non dette. Un libro da tenere sul comodino, da gustare a piccoli passi.