Allo scadere dei festeggiamenti sul trentennale del 1978 già da qualche mese è in libreria Il tempo materiale, un romanzo che parla dell'eversione politica intrapresa da tre adolescenti ad emulazione e libera interpretazione di quella degli adulti. Il romanzo è costruito su un ragionamento semplice dell'autore: anche i ragazzini di allora, come i protagonisti del libro e come lo stesso scrittore che aveva otto anni, vissero gli anni della lotta armata attraverso la loro specifica percezione dei fatti che naturalmente non può essere analitica ma è invece percettiva, "olfattiva" come la definisce lo stesso Vasta. Allora può diventare verosimile che tre undicenni ribattezzati da loro stessi Nimbo, Raggio e Volo costituiscano il Nucleo Osceno Italiano (NOI), si rasino i capelli, conino l'alfamuto (una propria comunicazione fatta con i movimenti del corpo), preparino azioni eversive e amino scrivere alla fine dei comunicati "Beato chi ci crede, noi no non ci crediamo". Nel suo intento l'autore riesce a convincerci perché usa l'archetipo del linguaggio rivoluzionario a rivestimento del suo ragionamento, riuscendo a trovare la giusta forma al contenuto. Allora Nimbo, l'io narrante, si lancia in lunghi soliloqui, non smette mai di registrare tutto fino a diventare prigioniero delle sue stesse parole che diventano il fine e non più un mezzo per comunicare qualcosa.
Al suo primo romanzo, Giorgio Vasta sbalordisce per la sapiente architettura del suo raccontare che, capitolo dopo capitolo, scansione dopo scansione, riesce ad illustrarci il disegno eversivo dei tre ragazzi all'interno del loro mondo di adolescenti. Allora conosciamo le frequentazioni dei tre con cani e gatti randagi, insetti parlanti, una sorta di voce della coscienza mentre si muovono dentro paesaggi anemici in una Palermo anni Settanta. A parlarci del clima politico, sociale e culturale di quegli anni nel nostro Paese sono gli interni familiari dell'io narrante come il Carosello serale e gli oggetti inossidabili della tappezzeria domestica come la televisione. Ma siamo a Palermo e non può mancare il mercato tradizionale del centro storico della città, anche questo trasfigurato dalla percezione dei tre ragazzi.
Ci piace concludere con una dichiarazione dell'autore "scrivere un libro è prendersi uno spazio di libertà", rilasciata all'incontro Italia Anno Zero in cui si presentava il suo libro e Italia De Profundis di Giuseppe Genna, alla VII Fiera della piccola e media editoria di Roma.