Arriva in Italia, New British Blend (minimum fax, pp. 368, euro 14), l'ormai celebre lista di Granta, la rivista letteraria che con decennale sicumera addita i nomi dei migliori autori britannici sotto i quarant'anni. Quella di quest'anno è la terza, dopo la prima azzeccatissima compilation che proponeva in anteprima al mondo i nomi di Martin Amis, Julian Barnes, Kazuo Ishiguro, Ian McEwan e Salman Rushdie. Un inizio irripetibile nella storia della letteratura.
La seconda antologia, dell'83, tenne alto il tiro mettendo in pista Louis Berniéres, Hanif Kureishi, Ben Okri, Will Self e Jeanette Winterson. No c'è quindi da meravigliarsi se il pubblico italiano è curioso di leggere le primizie di questa nuova decade; la cosa singolare è che siano stati tradotti da noi già quindici dei venti autori inglesi. New British Belnd arriva in Italia dopo il successo di Burned Children of America, l'antologia di giovani scrittori americani stabilita da minimum fax. Una scelta tanto riuscita da farne rimbalzare il successo in patria ed essere riproposta in inglese. Fatto raro, se si considera che metà delle traduzioni mondiali si fa a partire dall'inglese, mentre gli americani dedicano solo il 3% della loro produzione ai libri stranieri.
Le opere tradotte in Italia nel 2002 rappresentao il 26% del totale della produzione libraria, quelle dall'inglese rappresentano il 56,9% del totale delle traduzioni e il 14,9% del totale delle opere pubblicate. Se non è dato sapere quanto di quel 3% di libri importati alla cultura americana sia rappresentato dai libri italiani, queste cifre sono utili a meditatre sul significato del nostro interesse per le culture straniere. Nel caso degli autori inglesi e dell'antologia Granta, l'attenzione è spasmodica.
I lettori italiani hanno già letto Monica Ali, Andrew O'Hagan, Don Rhodes, Rachel Seiffert, Toby Litt, Alan Warner, Nicola Barker, David Mitchell, Susan Elderkin, David Peace, Hari Kunzru, Robert McLiam Wilson, Zadie Smith. Ed arrivano a questo appuntamento ancor meglio preparati dei lettori inglesi perché hanno anche già letto l'unico romanzo del più sconosciuto della lista, Adam Thirwell il cui Politics era inedito in Gran Bretagna lo scorso maggio, quando Granta lo ha messo nell'antologia. E hanno letto Poddy and Dingan, il racconto che rappresenta ad oggi l'unica produzione di Ben Rice. Ci si chiede quale sia il principio degli editori ialiani che lo traduzono quando hanno finora ignorato Philip Hensher, selezionato per il premio Booker, o A.L. Kennedy, che ha vino un sacco di premi in patria ed era già in lista dieci anni fa.
New British Blend, tradotto con il contributo del British Council, ha un'introduzione di Ian Jack, direttore di Granta, che precisa i criteri di selezione: romanzi letterari, e che non siano di genere. Questo è il motivo dell'esclusione della Rowling che avrebbe altrimenti meritato il primo posto. La valutazione deriva essenzialmente dal piacere provato nella lettura: l'unica regola sensata in un mondo ambivalente. Da un lato siamo nell'era del look; come ricora Jack, "per uno scrittore è più facile trovare un editore se è giovane e carino, ancora di più se è giovane e carina". dall'altro non si usa più fare l'editing e i giovani autori sono allo sbaraglio; Hilary Mantel, giudice della lista, afferma: "è come se gli editori lasciassero i propri giovani autori a nuotare o affogare, a farsi consigliare dalle stroncature o dal disprezzo del pubblico". Meglio seguire il diletto quindi, e lasciarsi guidare dalla passione, anche in letteratura.