Rassegna Stampa

di Francesco Giubilei Lankelot 08 gennaio 2009

L’editore romano Minimum fax propone nella collana Indi, a trent’anni dalla sua prima uscita per Einaudi, Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio Salierno, un libro ancora attuale per le tematiche affrontate.Quella di Salierno è la testimonianza di un uomo che "è riuscito, parlando di sé, a scrivere un pezzo fondamentale dell’autobiografia della nostra martoriata Italia" ma anche la storia del M.S.I nell’immediato dopoguerra con le lotte tra le varie correnti del partito per l’adesione al Patto Atlantico. Una testimonianza scottante, a tratti commovente, sulla vita dei ragazzi militanti dell’M.S.I nella Roma postbellica e il contrasto politico tra i "neri" e i "rossi". Il libro, strutturato in otto capitoli, è presentato da Minimum Fax con una prefazione di Sergio Luzzatto, una postfazione dal titolo "Leggere mio padre" di Simona Salierno e da un profilo bio-bibliografico dell’autore. Conoscere la biografia e la storia politica dell’autore risulta fondamentale per capire a fondo il libro. Nato a Roma nel 1935, attivista dell’M.S.I. dalla fine degli anni Quaranta fino al 1955, anno in cui fu condannato al carcere per avere ucciso un innocente in una rapina, Salierno trascorse solo tredici anni in carcere perché nel 1968 gli fu concessa la grazia. Proprio durante il periodo di prigionia si dedicò allo studio scoprendo le teorie di Marx e cambiando radicalmente la propria collocazione politica simpatizzando dapprima per la sinistra extra-parlamentare e poi per il Partito Comunista. Morto nel 2006 fu autore di vari libri incentrati sulla sociologia carceraria e si battè, insieme a Franco Basaglia, contro le istituzioni manicomiali. "Due parole - un nome comune e un nome proprio - ritornano più spesso di altre nell’Autobiografia di un picchiatore fascista. Il nome proprio è , il nome comune è ", così sintetizza il contenuto dell’opera nella prefazione Luzzatto. E’ attorno a questi due concetti che nasce la lotta del giovane Salierno. La lotta al sistema portata avanti con la violenza, con le manifestazioni non autorizzate, con le risse con "i rossi". E la voglia di prevalere sugli altri attivisti, la voglia di passare alla storia attraverso un grande gesto, pianificato in ogni minimo dettaglio e poi naufragato a causa di una rapina da cui scaturirà l’uccisione di un innocente. Il tema della rapina aleggia fin dalle prime pagine in cui Salierno descrive il tentativo di espatriare suo e del suo "complice", fino alla drammatica descrizione finale. In tutto ciò c’è la rabbia di Giulio e del suo compagno Serse, costretti a fuggire all’estero e ad arruolarsi nella Legione Straniera in cerca di una sicurezza che poi si rivelerà effimera. C’è la rabbia di Giulio che sogna di passare alla storia come il vendicatore di Mussolini e che invece è costretto a trascorrere i migliori anni della sua vita in prigione per avere compiuto un gesto sconsiderato.Ma è proprio durante questa prigionia che la vita di Salierno, come abbiamo visto, subirà una svolta decisiva. Sergio Luzzatto scrive, nella prefazione: "il libro presuppone dal suo lettore la volontà di partire alla ricerca di un tempo perduto. Un tempo in cui certe distinzioni valevano ancora, tra la destra e la sinistra, la conservazione e il progresso, i valori e i disvalori. Un tempo in cui si poteva ancora pensare che le cose fossero evidenti e i confini fossero netti, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi". Siamo sicuri che quel tempo sia passato?