Rassegna Stampa

di Antonio Benforte Lankelot 07 gennaio 2009

Ecco, ho appena finito il libro e conosciuto – anche se in minima parte – l’opera di un giornalista, saggista e scrittore incredibile. Lester Bangs. Uno di quelli che quando chiudi il libro non vorresti altro che iniziare, immediatamente, a scrivere come lui. Uno di quelli che la vita deve essersela goduta parecchio, abbondando un po’ con le droghe e con i concerti, e data la sua prematura scomparsa ti viene da pensare a quante altre originali cose avrebbe potuto scrivere, se fosse ancora in vita (è morto nel 1982 a soli 34 anni). Questo qualcuno è Lester Bangs: uno di quei giornalisti che ha scardinato e riscritto le regole della critica e del giornalismo musicale. Ha collaborato con Rolling Stone, Creem, New Musical Express. Ha scritto tanto, tantissimo, e in questa piccola raccolta di inediti dal titolo “Impubblicabile!” compaiono per la prima volta – grazie al lavoro della Minimum Fax e di Anna Mioni - alcuni scritti e articoli mai pubblicati del baffuto giornalista che stroncava i Rolling Stones e i Led zeppelin. Per chi non lo conosce – come potevo, come potevo, grazie Gianfranco – Lester Bangs aveva uno stile di scrittura sopra le righe e per nulla convenzionale. Originale e fuori dal coro, Bangs non ha mai risparmiato una critica, nemmeno ai mostri sacri del rock. Ha sempre scritto in modo particolare e innovativo di musica, ma non solo di questo. Per il suo stile di scrittura, leggere qui: “Probabilmente non sfornerò mai un capolavoro, ma chi se ne frega? Sento che mi sta nascendo un Tono tutto mio, e quel Tono, per quanto stravagante possa essere, è la cosa di cui più vado fiero, perché "preferisco scrivere come un ballerino muovendo il culo al ritmo del boogaloo che ho in testa, e forse raggiungere solo i lettori a cui piace usare i libri per muovere il culo che non essere o scrivere per l’uomo che si è ritirato in clausura da qualche parte a leggere Eschilo, mentre questo mondo stupefacente avanza sbandando folle sotto le sue finestre". Ecco, Lester Bangs era questo e molto altro. Aveva un suo tono, sì, riconoscibilissimo. Delirante come Burroughs, a volte. Dinamico come Kerouac, altre. Ma anche spietato con i musicisti che secondo lui sbagliavano o non mantenevano le aspettative. Ma passiamo al libro: è diviso in due parti, Teppistello drogato e Impubblicabili. All’interno abbiamo ricordi, appunti, recensioni, racconti sulla musica, ma non solo: ci sono le riflessioni al tentato omicidio di Andy Wahrol, quello sull’assassinio di Bob Kennedy, il reportage di uno schifoso stupro di gruppo, altri viaggi adolescenziali. E poi gli appunti su Metal Box dei PIL,la recensione di "Lost highway: journey & arrivals of american musicians" di Peter Guralnick. Pezzi che si apprezzano anche se non si è ascoltato il disco o letto il libro (che infatti non è mai stato pubblicato in Italia). Splendido quando riflette sul mito di Elvis e dei Sex Pistols, originale e quasi commovente quando trae spunto da Maggie May di Rod Stewart per un racconto amaro sull’amore. Il libro si legge tutto d’un fiato, perché lo stile di Lester Bangs riesce – come il segnale di un sismografo impazzito – a raggiungere picchi di esplosione stilistica ma anche di estrema competenza musicale. Altro che impubblicabili, questi brevi interventi ci testimoniano la penna ancora viva e fumante di un giornalista eccezionale, uno di quelli che nascono un paio di volte a decennio. E poi se ne vanno anche troppo presto. Bangs ha parlato di musica ma anche di cultura, di rock band ma anche di droga, da scrittore e non solo da giornalista. E l’ha fatto con uno stile e un ritmo che è quasi impossibile trovare nei giornalisti d’oggi. Leggerlo è un piacere, un trip fatto di parole e musica. Meglio di qualsiasi droga chimica in commercio.