C’è un
filo rosso che lega uno dei capolavori della letteratura contemporanea,
Il Signore degli Anelli,
di J.R.R. Tolkien, alla destra politica italiana. Questo connubio, piuttosto
singolare, specialmente perché risolto interamente all’interno dei nostri
confini nazionali, ha prodotto una serie di conseguenze piuttosto evidenti, non
ultima l’uso da parte di formazioni politiche di area conservatrice (ma anche
neofascista, specialmente in passato), di citazioni tratte dal libro, unite
spesso all’uso spregiudicato di una iconografia che si richiama direttamente
all’opera in questione.
In questo appassionante saggio, Lucio Del Corso e Paolo Pecere, due giovani
studiosi, amanti delle opere dello scrittore anglosassone, si propongono il
compito di indagare le motivazioni che hanno portato alla considerazione del
testo alla stregua di una sorta di 'summa' dei valori eroici e Tradizionali.
Fine ultimo, quello di chiarire finalmente le coordinate della vexata quaestio
cui sopra abbiamo accennato: può Il Signore degli Anelli essere considerato
come un libro caratterizzato da coordinate ideologiche di fondo, o non si
tratta, invece, di una forma di indebita appropriazione?
La tesi che Del Corso e Pecere caldeggiano, si muove chiaramente nella seconda
direzione.
Per dimostrare questo assunto, dopo un piacevole excursus introduttivo, utile
allo scopo di fornire anche un quadro storico all’interno del quale situare il
fenomeno in questione, l’opera si dilunga, seppur non in maniera
particolareggiata - ma non è certo questo lo scopo della trattazione -, su quelle
che sono le linee di fondo della poetica tolkeniana, restituendole alla loro
ispirazione romantica, evidenziando anche i legami profondi con la ricerca
linguistica, vero perno della vita del professore di Oxford.
Quindi, si tocca, finalmente, quello che a parere degli autori è il cuore, il
centro della questione.
Rifacendosi direttamente alla filosofia del pensatore Julius Evola, i
sostenitori della sua visione “Tradizionalista” della realtà, si sono
arbitrariamente accostati al romanzo, cogliendone alcuni aspetti superficiali,
questi sì tali da poter essere interpretati come rivelazioni, epifanie di una
concezione del mondo fondata su una presunta frattura fra il mondo cosiddetto
“moderno” e un’antica età perduta. A tale destino, sottolineano sempre Del Corso
e Pecere, non sono state sottratte neppure altre opere di stampo “fantasy”,
seppur dotate di minor valore letterario.
Insomma, l’adozione del Signore degli Anelli come testo base di una
visione della realtà, sembra essere, a questo punto, nulla più di una
scorciatoia culturale, tramite la quale evitare una messa in discussione delle
proprie personali convinzioni.
E l’auspicio finale è , invece, che l’opera del geniale professore universitario
inglese, sia restituita alla sua originale fisionomia, che è, prima di tutto,
quella di una opera letteraria di straordinario valore, influenzata, se in
qualche punto è dato di rinvenire qualcosa che assomiglia ad una filosofia
ispiratrice, dalla profonda fede cattolica di John Ronald Reuel Tolkien.