E restiamo negli Stati Uniti con lo stesso editore che ci presenta l’autobiografia del leggendario Count Basie, uno dei più grandi bandleader del jazz, pianista, maestro indiscusso dell’era Swing. Il “Conte” (Count è un soprannome conferitogli da un dj radiofonico) è stato uno dei protagonisti principali della musica afroamericana per oltre cinquant’anni. Nato il 21 agosto 1904 nel New Jersey si spense giovedì 26 aprile 1984 nell’ospedale di Hollywood a pochi chilometri da Miami, Florida. Iniziò i primi passi musicali sotto la direzione della madre ed era poco più che adolescente quando accompagnava spettacoli di vaudeville. In Basie è sempre stato evidente il recupero delle radici africane, partendo dalla tradizione del blues che scoprì in modo autentico a Kansas City, città di cui si innamorò, ma il suo fu un percorso comunque al passo con le evoluzioni del jazz. Un jazz che non cercava linguaggi complessi, l'opposto di quanto faceva l’altro grande: Duke Ellington. Il "Conte" amava le cose lineari, semplici. La sua è stata la prima orchestra di neri a suonare al Waldorf Astoria, era un personaggio gentile, affettuoso, un bandleader amato, molto riservato sulle sue vicende private. E si potrebbero citare tantissimi aneddoti curiosi sulla vita e l’arte dell’uomo considerato la “macchina da swing” più incalzante di tutti i tempi. Ma preferiamo citare tra i tanti brani di successo interpretati la sua magica sigla: One O’ Clock Jump. Ora per saperne di più su questo gigante del jazz, possiamo affidarci alla Minimum fax che ha mandato in libreria l’ottimo Good morning blues – L’autobiografia (540 pagine, € 17 ), dove Count Basie ripercorre la propria storia attraverso la penna piacevole del critico Albert Murray: dall’infanzia nel New Jersey alle prime esperienze sonore a Kansas City e New York. Una vita appassionante, raccontata come un romanzo, ricca di incontri e collaborazioni, tra cui figure altrettanto leggendarie che si chiamano Billy Holiday e Lester Young. Insomma, un testo da mettere in biblioteca a fianco di altre opere della stessa collezione curata Minimum fax su Duke Ellington, Miles Davis, John Coltrane e altri.