Il primo a ricordarsi di Blu oltremare il capolavoro semisconosciuto
del 1986 (a mio modo di vedere il miglior libro di Raymond Carver) era stato
Tullio Pironti, l’editore di Napoli, che ne aveva pubblicato una bella
traduzione, oggi purtroppo introvabile in qualunque libreria.
A colmare il vuoto arriva l’elegante
riedizione di minimum fax che ne ha acquistato i diritti dalla poetessa Tess Gallagher,
moglie del narratore americano scomparso. Il nuovo volume, tradotto da Riccardo
Duranti, è il decimo nella fortunatissima collana (oltre 100mila copie vendute)
dedicata all’editore romano a Carver.
Benché noto soprattutto come
maestro del racconto breve (tanto che molte scuole di scrittura creativa gli si
sono ispirate), per tutta la vita l’autore di Cattedrale e altri capolavori maldestramente definiti “minimalisti”,
non smise mai di esperire – accanto alla scrittura in prosa – quella poetica,
raggiungendo risultati di rara suggestione.
In Blu oltremare ci sono le mille persone (nel senso di Bergman) che
hanno abitato Carver: il pescatore di salmoni, lo scrittore impenitente, l’innamorato,
l’uomo lasciato dalla moglie e senza orizzonti, il figlio dell’alcolizzato, il
bambino povero mai allontanatosi dalla segheria. Ma anche e soprattutto l’adulto
che osserva, che scruta le pieghe delle cose attraverso la lentezza, l’attenzione
al minuscolo, al paesaggio molecolare della natura, degli odori, della luce che
si posa sulla materia. Blu oltremare
è il libro più fisico, più ricco di sentire, firmato da Carver.
“Il talento di narratore di Carver
– commentava il Los Angeles Times
alla pubblicazione dell’opera – risplende anche nella sua poesia. A volte le
sue poesie funzionano come racconti., con tutti i loro elementi compressi ma
intatti nella brevità dei versi”. Da non perdere This Morning, la poesia che apre la giostra, Sweet Light e
Were they’d
lived. Anzi, da recitare sottovoce a chi si ama. O si vorrebbe amare.