Rassegna Stampa

di Enrico Fovanna Il Giorno 20 novembre 2003

Il primo a ricordarsi di Blu oltremare il capolavoro semisconosciuto del 1986 (a mio modo di vedere il miglior libro di Raymond Carver) era stato Tullio Pironti, l’editore di Napoli, che ne aveva pubblicato una bella traduzione, oggi purtroppo introvabile in qualunque libreria.
A colmare il vuoto arriva l’elegante riedizione di minimum fax che ne ha acquistato i diritti dalla poetessa Tess Gallagher, moglie del narratore americano scomparso. Il nuovo volume, tradotto da Riccardo Duranti, è il decimo nella fortunatissima collana (oltre 100mila copie vendute) dedicata all’editore romano a Carver.
Benché noto soprattutto come maestro del racconto breve (tanto che molte scuole di scrittura creativa gli si sono ispirate), per tutta la vita l’autore di Cattedrale e altri capolavori maldestramente definiti “minimalisti”, non smise mai di esperire – accanto alla scrittura in prosa – quella poetica, raggiungendo risultati di rara suggestione.
In Blu oltremare ci sono le mille persone (nel senso di Bergman) che hanno abitato Carver: il pescatore di salmoni, lo scrittore impenitente, l’innamorato, l’uomo lasciato dalla moglie e senza orizzonti, il figlio dell’alcolizzato, il bambino povero mai allontanatosi dalla segheria. Ma anche e soprattutto l’adulto che osserva, che scruta le pieghe delle cose attraverso la lentezza, l’attenzione al minuscolo, al paesaggio molecolare della natura, degli odori, della luce che si posa sulla materia. Blu oltremare è il libro più fisico, più ricco di sentire, firmato da Carver.
“Il talento di narratore di Carver – commentava il Los Angeles Times alla pubblicazione dell’opera – risplende anche nella sua poesia. A volte le sue poesie funzionano come racconti., con tutti i loro elementi compressi ma intatti nella brevità dei versi”. Da non perdere This Morning, la poesia che apre la giostra, Sweet Light e Were they’d lived. Anzi, da recitare sottovoce a chi si ama. O si vorrebbe amare.