Rassegna Stampa

di Fabrizio Coscia Il mattino 17 novembre 2003

Dopo le recenti “rivelazioni” di giovani narratori come Nicola Lagioia, Christian Raimo e Valeria Parrella, la minimum fax, casa editrice che va sempre più affermandosi come fucina di talenti nostrani) sta per lanciare nelle librerie un altro nome su cui converrà tenere gli occhi ben puntati: Francesco Pacifico, romano, classe 1977, è il più giovane della suddetta scuderia di esordienti, ma il suo Caso Vittorio lo rivela sulla scena letteraria nazionale come qualcosa di più di una semplice promessa.
Chi è il misterioso protagonista di questo libro? «Di volta in volta deuteragonista, burattinaio, nemico, oggetto del desiderio», l’inafferrabile Vittorio, nel cui cuore non si riesce a leggere, è una sorta di Zelig camaleontico che supera indenne la Wasteland dell’Italia dell’ultimo decennio, dalla vittoria elettorale della sinistra al ritorno di Berlusconi, dal Giubileo del 2000 al momento d’oro della borsa speculativa, dal crollo del Nasdaq a quello delle due torri.
Narratore originale, consapevole e ironico, Pacifico costruisce nel suo romanzo un’educazione sentimentale postmoderna attorno a un triangolo amoroso dagli echi truffautiani, che ha al suo vertice giusto il Vittorio eponimo, diviso e conteso dall’amore di due amiche-rivali, paroline di sinistra, impegnate nel sociale, antiberlusconiane “dure e pure”, amanti dei Nirvana e dei Per Jam, e determinate entrambe a conquistare l’imperscrutabile giovane dalla «testa da alieno». Diviso in tre parti – molto diverse tra loro nella forma -, il romanzo inizia con un riuscitissimo – e a tratti esilarante – pastiche che rifà il verso allo stile telegrafico di Henri-Pierre Roché (Jules e Jim e Le due inglesi e il continente), prosegue con la tecnica dell’accumulo di David Foster Wallace e dei romanzi epistolari, e termina in sordina con un sornione minimalismo carveriana. Il balletto erotico-sentimentale tra il diabolico Vittorio e le due giovani amiche, nelle sue aeree evoluzioni spazio-temporali – da Roma a Milano, dalla Praga delle gite scolastiche all’Egitto dei viaggi organizzati, alla Parigi dell’Erasmus – allude a una grottesca, irrisoria (e irridente) storia delle ideologie e delle filosofie di vita delle generazione Y o Global, Internet o Next, che dir si voglia. Quella generazione cresciuta tra gli anni Novanta e gli inizi del nuovo millennio, che ha avuto nel trasformismo dei padri l’unico modello di virtù nazionale.
«Volevo un protagonista che non invitasse il lettore all’identificazione – spiega Pacifico, parlando del suo protagonista – . E volevo inoltre dei personaggi che sputassero sentenze a ogni piè sospinto, praticando lo sport dei giudizi universali in un bicchier d’acqua, salvo poi dedicarsi alla ricerca di compagnia per il sabato sera e di un mestiere remunerativo».
Il ritratto che ne vien fuori è inquietante: dietro l'apparente e divertita impassibilità del narratore, come dietro ogni singola parola dei personaggi del romanzo si spalanca un vuoto desolante, come dietro una grande Recita Collettiva che rimanda continuamente a un'originaria assenzab di significato, come davanti a relitti ideologici che ci giungano in ordine sparso da un unico, comune naufragio avvenuto già da tempo, e molto lontano da noi.