Continua l’encomiabile attività di scoperta di nuovi talenti underground americani da parte della Minimum Fax. Questa volta è il turno di Charles D’Ambrosio; a dire il vero un nome già conosciuto, avendo pubblicato nel 2006 il più recente Il museo dei pesci morti, ma Il suo vero nome è la raccolta con cui esordì nel ’95. Sette racconti, sette storie di America in bilico tra classicismo e nuova generazione. Tra i temi affrontati ricorre la presenza di un adolescente che si confronta con il mondo dei grandi; ‘La rana toro americana’ è a tutti gli effetti la descrizione della giornata in cui il protagonista diventa adulto; ‘La punta’ parla di un ragazzino che accompagna a casa gli amici della madre quando sono troppo ubriachi per tornare da soli; ‘In carrozza’ è la rievocazione di un giovane tragicamente scomparso da parte del suo migliore amico; 'Il suo vero nome’ è la storia di un derelitto che incidentalmente conosce una ragazzina che morirà entro pochi giorni per cancro. Già, la morte: un’altra presenza sinistra, improvvisa, mai sospettata eppure ineludibile. Ora: se siete alla ricerca di trame avvincenti e intricate, non è questo il libro che fa per voi. Ma la bravura di D’Ambrosio si svolge su un piano differente. Ad esempio è veramente notevole la capacità di inserire elementi del quotidiano nella trama, senza che appaiano gratuiti o fuori dal contesto. Inoltre, queste storie non sono costruite con un meccanismo di tensione-rilascio; hanno uno svolgimento narrativo apparentemente piatto, ma l’autore, descrivendo alcune minime variazioni che non hanno niente a che vedere con il colpo di scena, riesce comunque a smuovere gli equilibri e rende lo svolgimento non solo interessante, ma a suo modo più realista e credibile (in questa chiave il racconto più efficace è la splendida seconda parte di ‘Lirismo’). Una strana tecnica: il lettore rimane con il fiato sospeso, poi non succede niente di particolare, e il racconto si chiude; eppure, la sensazione finale è di forte gratificazione.