La saggistica salverà gli scrittori. Leggendo Italia 2. Viaggio nel paese che abbiamo inventato, sono due le prove di questa verità: l’eleganza e la coerenza della lingua usata, e la perizia nel racconto di una realtà che sembra inventata e non lo è. Quanti scrittori sono alla ricerca della storia giusta, come quella di Cogne, o del successo senza ritorno, come quello di San Padre Pio? Una ricerca senza fine, che implode nei famosi romanzi ombelicali all’italiana. Invece, la storia di Cristiano De Majo e Fabio Viola è il racconto di uno sguardo che spoglia una nazione, le sue meraviglie e le sue bugie. Studiata bene la lezione di Viaggio in Italia di Guido Piovene, prendono l’Italia in braccio e ne mangiano i pidocchi, risputandoli per i lettori in un libro che non è interessante, ma decisamente esilarante.
Già visti in Effetti Collaterali, i due scrittori viaggiano per dicotomie. La prima di queste è Mulino Bianco-Villetta di Cogne, ovvero la rappresentazione della casa italiana. Sono entrambe mete dello sguardo, dapprima mediato dal piccolo schermo e poi, ricercato, e finalmente, immediato. Mentre i turisti (del macabro e non) si appropriano ora del mulino ora della villetta dove avvenne il massacro del piccolo Samuele, gli oggetti dello sguardo tirano dietro di sé i propri siti. Ecco che Cogne diventa la scenografia della villetta e San Galgano quella del Mulino Bianco. Interi paesi schiacciati dal peso dell’attenzione mediatica.
L’Italia che prega: Damnhur-San Giovanni Rotondo. Mentre lo sgomento e l’astinenza da tabacco rendono l’avventura nella comunità new age comica e quasi suggestiva, non si può fare a meno di riflettere come l’ironia connaturata a questo libro decada davanti all’incapacità di stupirsi dell’enorme fenomeno creato intorno alla figura di Padre Pio. Oggetto di vero culto, crea disagio nei due narratori che si schermano dietro il racconto del servizio realizzato da un giornalista dell’Italia sul Due. La narrazione della narrazione, la scorciatoia del comunicatore a disagio e a corto di parole.
Ma, a parte questo piccolo episodio, De Majo e Viola tengono salde le redini di Italia 2 e portano il saggio in mezzo al mare magnum dell’immaginazione mediatica nostrana. Eccoci, dunque, alla rappresentazione dell’Italia che ricorda la guerra, che la guerra la fa per finta e che la guerra la ricorda: San Sabba, Castelli romani, Predappio. Nella visita al campo di concentramento italiano, è interessante notare come il saggio sollevi l’interrogativo lancinante sulla necessità di ricostruire la memoria in funzione pedagogica. Purtroppo la memoria dei fatti della seconda guerra mondiale, del genocidio, sono occasioni che a volte vengono colte per scattare una foto ricordo corredata da sorriso e flash.
L’Italia ha i suoi luna park: includere la funzione ludica al racconto della seconda Italia, quella tutta inventata che si sovrappone alla prima, De Majo e Viola vanno a Venezia e a Matera, senza dimenticare Roma dove, con un caustico Emanuele Trevi sperimentano il Time Elevator.
E poi, quando il viaggio sembra finito, la narrazione si astrae ad un livello più alto e diventa un racconto fra i due scrittori. Uno a Sanremo, l’altro a Osaka, si raccontano le rispettive angosce e miserie come se, ormai soli, fossero incapaci di portare il peso insostenibile della finzione. Cristiano non riesce a stare davanti agli schermi della sala stampa dell’Ariston. Fabio sente di esistere solo in video. L’Italia 2 ha fagocitato le esistenze di chi la guarda e i due malcapitati, esilaranti narratori, non possono far altro che interrogarsi sulle reciproche angosce e continuare ad esistere, video-volenti o video-nolenti.