Fresca di un restauro che la riscatta dalla poco gloriosa edizione Einaudi di qualche anno fa (con una nuova traduzione, due racconti inediti e una prefazione d’autore a firma Zadie Smith), torna La ragazza dai capelli strani, la raccolta di racconti che annunciò al mondo il genio “post-postmoderno” di David Foster Wallace. 1989. Muri che crollano. Ultimi strascichi di carverismo. Il Nostro - novello Pynchon in bandana e pancia da nerd - fa piazza pulita di entrambi tessendo trame magniloquenti che cantano lo “splendore lercio” di un’America “teletilica” conquistata all’impero emozionale del logo e dell’oggetto. Presidenti ritratti dal retro delle loro amicizie particolari (il Lyndon Johnson di "Lyndon" appunto), star televisive grandi e piccole (il caustico duello tra David Letterman e la diva in discesa ne La mia apparizione), giovani repubblicani psicopatici che flirtano coi punk più efferati (nel magnifico, esilarante, disturbante, omonimo "La ragazza dai capelli strani"). E ancora buffi rancheros dell’Oklahoma, proletari della provincia profonda dagli stomaci doloranti, matematici di Harvard deprivati d’amore… Quindici anni (e quindicimila pagine) dopo quel mood massimalista che occhieggia i giocosi sperimentalismi di Barth e Barthelme, quel piglio intellettuale che gronda irritante erudizione e stupefacente candore, quella scrittura ipertrofica e sgargiante d’affilata ironia, hanno fatto scuola. La prolifica genia dei Burned Children of America sta lì a dimostralo…