Rassegna Stampa

di Claudia Bonadonna Rumore 13 gennaio 2004

Fresca di un restauro che la riscatta dalla poco gloriosa edizione Einaudi di qualche anno fa (con una nuova traduzione, due racconti inediti e una prefazione d’autore a firma Zadie Smith), torna La ragazza dai capelli strani, la raccolta di racconti che annunciò al mondo il genio “post-postmoderno” di David Foster Wallace. 1989. Muri che crollano. Ultimi strascichi di carverismo. Il Nostro - novello Pynchon in bandana e pancia da nerd - fa piazza pulita di entrambi tessendo trame magniloquenti che cantano lo “splendore lercio” di un’America “teletilica” conquistata all’impero emozionale del logo e dell’oggetto. Presidenti ritratti dal retro delle loro amicizie particolari (il Lyndon Johnson di "Lyndon" appunto), star televisive grandi e piccole (il caustico duello tra David Letterman e la diva in discesa ne La mia apparizione), giovani repubblicani psicopatici che flirtano coi punk più efferati (nel magnifico, esilarante, disturbante, omonimo "La ragazza dai capelli strani"). E ancora buffi rancheros dell’Oklahoma, proletari della provincia profonda dagli stomaci doloranti, matematici di Harvard deprivati d’amore… Quindici anni (e quindicimila pagine) dopo quel mood massimalista che occhieggia i giocosi sperimentalismi di Barth e Barthelme, quel piglio intellettuale che gronda irritante erudizione e stupefacente candore, quella scrittura ipertrofica e sgargiante d’affilata ironia, hanno fatto scuola. La prolifica genia dei Burned Children of America sta lì a dimostralo…