Means racconta un’America in crisi d’identità. I suoi personaggi appartengono quasi tutti a una borghesia insoddisfatta, senza un’etica di riferimento, brillanti professionisti e uomini di successo, incapaci però di superare le angosce che li attanagliano.
In “Incidente ferroviario, agosto 1995” la perdita della moglie in un incidente porta un manager ad abbandonare la Bmw ai bordi della strada per inoltrarsi lungo i binari della ferrovia, dove finirà per trovare una morte orrenda, picchiato a sangue da quattro teppisti. Un filmino pornografico girato con il marito diventa l’ossessione della protagonista de “I travagli della vedova” che , alla morte del consorte, si rende conto che le è impossibile sbarazzarsi della videocassetta e anche di mettersi alle spalle il matrimonio ormai finito. Estetica del dolore che si accompagna a una profonda analisi dell’animo umano, facendo affiorare rimorsi e sensi di colpa. Come il protagonista (l’autore stesso) de “Il lamento di Sleeping Bear”, che non sa darsi pace nel ricordare il male che ha procurato a un suo compagno di scuola. Nel momento del pentimento non può più nemmeno sperare nel perdono del ragazzo precocemente scomparso, può solo disperarsi e piangere. Eppure in questo deserto affettivo si percepisce un bisogno d’amore impellente e un grande desiderio di felicità, che fa dire allo scrittore in “Quello che spero io”: “Non voglio più che nei miei racconti la gente muoia. D’ora in poi dovrà essere un vita meravigliosa”.
David Means è uno dei più talentuosi scrittori nordamericani dell’ultima generazione, molto ammirato da Jonathan Franzen, anche se per stile e poetica più assimilabile a Carver. In Episodi incendiari assortiti conferma le sue capacità espressive, attraverso una scrittura lucida, precisa efficace, mai indulgente.