Il 7 marzo a Roma nasceva Anna Magnani, la più grande attrice della storia del cinema italiano. Mentre si preparano una serie di celebrazioni che andranno avanti nel corso dell'anno, ricordare la carriera di una simile personalità vuol dire anche contemplare lo spirito di una libertà che non ha luogo, non ha tempo, non ha sesso.
"Fruttarola, pesciarola, canzonettista, madre disperata, diva, icona , "mamma Roma", sex symbol, immagine partigiana... ...ognuno può scegliere a suo piacimento l'immagine che più gli si addice".
Così ha scritto in questi giorni il magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo di Anna Magnani, il cui centenario dalla nascita sarà certo l'occasione per ricordarla in vario modo.
Ma essendo nata il 7 marzo, lei che soprattutto ha rappresentato e offerto il suo volto all'idea e al desiderio di una libertà senza tempo, in quanto donna assume particolare significato il simbolo che Anna Magnani ha incarnato nella battaglia per i diritti che il genere femminile ha portato avanti in questo secolo, che ormai tradizionalmente vengono ricordati l'otto marzo.
Ed è per questo che forse, più delle varie tipologie suggerite da De Cataldo, torna alla mente il personaggio interpretato da Nannarella (titolo di un libro in uscita proprio ora per l'editore "minimum fax", scritto da Giancarlo Governi) in un vecchio film degli anni Cinquanta (1958), dal titolo "Nella città l'inferno", tratto da un romanzo di Isa Mari, "Via delle Mantellate". In questa pellicola la Magnani si cala magnificamente nella parte di Egle, prostituta incallita, capobranco nel braccio femminile del carcere di Regina Coeli. Una serie di donne girano intorno alla sua branda, da Lina (Giulietta Masina), servetta spaurita accusata ingiustamente di complicità in un furto, a una ragazzina già pentita e innamorata di un ragazzo, che vede dalla finestra riflettendolo attraverso un piccolo specchio. Egle insegna come farsi furba a Lina che, una volta uscita dal carcere, mette a frutto quanto imparato anche troppo bene.
Quello che colpisce di Anna Magnani in questa interpretazione è l'assoluta naturalezza con cui il personaggio si fonde con l'attrice, capace come sempre di mescolare alla sua aggressiva femminilità una componente non soltanto maschile, ma "maschia", in senso di forza, coraggio, determinazione e disillusione: caratteristiche che anche grazie a lei, nella storia moderna del nostro paese, cominciano ad assumere contorni asessuati.
Va da sé che tutto questo non mette nemmeno un attimo in discussione l'incredibile fascino suscitato dalla sua figura, che poteva avvalersi di una chioma corvina fluente, un corpo vagamente imperfetto quanto attraente, degli occhi impossibili da dimenticare dopo averli visti la prima volta.
Lo sanno bene in molti, di uomini, che se ne sono innamorati al primo sguardo, alla prima scena vista al cinema, al primo ciak girato insieme a lei. E ne sa più di qualcosa, solo per fare un nome, Roberto Rossellini.
Sarà un 2008 che celebrerà questo centenario in varie formule, con molte rassegne cinematografiche in molte città e province d'Italia, da Milano a Roma, da San Felice Milanese a San Felice Circeo, dove l'attrice era solita andare spesso, e dove è stata sepolta nel 1973, dopo essere nata a Roma il 7 marzo del 1908.
Ripercorrere la vita, la storia e la carriera di una simile personalità, in fondo diviene la speranza recondita di poter applaudire un giorno qualcuno della sua stessa grandezza. Per ora, non si può far altro che attendere con fiducia, mentre scorrono le immagini dei suoi film.