Il più controverso, irriverente, instabile e geniale critico rock di tutti i tempi, amato e odiato dagli artisti, criticato dai colleghi impolverati della critica statunitense degli anni ’70, temuto dalle case discografiche. Stiamo parlando di Lester Bangs: un genio da riscoprire.
“Oggi hanno assassinato Andy Warhol; be’, non dovrei dire ‘assassinato’, gli ha sparato una tipa che in teoria voleva ucciderlo, e adesso è in gravi condizioni: ha il cinquanta per cento di possibilità, almeno così dicono. Oggi mentre ero dalla mia amica Andy ad ascoltare per la prima volta il nuovo disco di William Burroughs (mi è appena arrivato per posta) improvvisamente dalla camera da letto mi hanno chiamato gridando. Quando sono entrato, la madre di Andy mi ha dato la notizia. Per qualche motivo avevo la sensazione che si aspettassero di vedermi sconvolto, così ho emesso delle risatine false.”
Inizia così "Due assassinii e una svelta ritirata tra nostalgie pastorali” tratto da
Impubblicabile! il libro antologia (a giorni in uscita per minimum fax) che raccoglie per la prima volta gli scritti “privati” di
Lester Bangs, il più controverso, irriverente, instabile e geniale critico rock di tutti i tempi. L’unico ad aver davvero portato il rock n’roll oltre il palcoscenico della carta: amato e odiato dagli artisti, criticato dai colleghi impolverati della critica statunitense degli anni ’70, temuto dalle case discografiche, Bangs è un genio che merita di essere riscoperto. I suoi pezzi scritti per le maggiori riviste di musica, su tutti “Rolling Stone”, hanno fatto storia: le sue interviste irriverenti a Lou Reed, le sue stroncature a Jim Morrison e Mick Jagger, i suoi comportamenti estremi da eterno ribelle, autentica rockstar tra star della musica costruite a tavolino, Bangs è oggi una vera e autentica icona della controcultura. A lui, che ha inventato il termine “punk”, si è ispirato anche Cameron Crowe per il film on the road “Almoust Famous”. Morto nel 1982, dopo appena 32 anni d’autentica vita spericolata, Bangs ha bruciato tutte le tappe di un’esistenza disordinata che ora ritroviamo tra le pagine di questi scritti inediti. Pagine strappate al diario della vita, pagine strappate al delirio di un artista che ha pagato su se stesso il suo voler essere sempre e a ogni costo controcorrente. L’unico che, nei favolosi Sixties, aveva il coraggio di scrivere che le introspezioni di Lou Reed erano “i contorcimenti di un segaiolo”, l’unico ad affrontare e smascherare tutte le ipocrisie dello star system internazionale.
Leslie Conway Bangs detto “Lester”, nato a Escondido, California, nel 1948 e morto in circostanze mai chiarite (si dice per un overdose di tranquillanti) è stato il primo a (ir)rompere la critica musicale con uno stile di scrittura che molto deve alla letteratura “beat”. Influenzato da William Burroughs e da Jack Kerouac esattamente come loro Bangs è stato un “battuto” e “beato”. Per anni front man di “Rolling Stone”, tra il 1969 e il 1973 scrisse oltre 150 recensioni (tra cui il necrologio proprio di Kerouac), i suoi continui attacchi al “mercato del rock” lo portarono ad essere cacciato da Rolling Stone “per mancanza di rispetto nei confronti dei musicisti”. Bangs passa così all’altra bibbia americana della musica: inizia a scrivere per Creem e fino al 1976 pubblica più di 250 articoli, tra recensioni e reportage, inventando parole come “punk rock” e “heavy metal”. Ma il suo andare contro lo porterà a breve in una spirale di alcool e droghe (celebre la sua dipendenza da uno sciroppo per tosse che si bevevo in quantità industriali). Eccessi e fragilità esistenziali che troviamo nelle pagine di questo
Impubblicabile!. Lontano, almeno in apparenza, dalla musica Bangs trasforma la carta in uno spartito: ci racconta la vita, angoli d’esistenza strappati a quel vuoto che iniziava a risucchiare anche la controcultura americana. Vertigini d’inchiostro che lo incoronano non solo come genio della critica musicale ma come artista: tra i pochi a lasciare tracce d’inchiostro indelebile nella storia più recente della letteratura americana.