Erano moltissimi anni che non veniva tentata una ricognizione a vasto raggio nei meandri della poesia americana e West Of Your Cities colma, con un notevole coraggio, questa lacuna e prova a fissare un nuovo punto di partenza, per quella strada che, come ricorda Mark Strand nell’introduzione, è stata di Allen Ginsberg e Gregory Corso, di Charles Olson e Frank O’Hara e prima, moltissimo tempo fa, era stata cominciata da Walt Whitman. Come tutte le antologie, West Of Your Cities soffre le esclusioni e le selezioni, però ha il pregio di essere seguita da vicino da un poeta (Mark Strand, appunto e le traduzioni sono di Damiano Abeni), di fornire tutte le indicazioni biografiche e bibliografiche necessarie a scoprire tutti gli autori e, last but not least, di mettere insieme una squadra di tutto rispetto: Frank Bidart, Louise Gliuck (“Guarda come si librano le foglie nel buio./Abbiamo bruciato/tutto ciò che recavano scritto”), Jorie Graham (“Ascolta, non dicevo nulla. Era solo qualcosa che ho fatto. Non ho saputo scegliere le parole. Sono libera di andare”), Robert Hass (“Il desiderio è pieno di distanze infinite”), John Koethe (“Dite che è un tempo qualsiasi tranne ora/ma dite che è irreale”), Heather McHugh, Robert Pinsky, Charles Simic, lo stesso Mark Strand (“Le parole si inseguono nel vento”), James Tate, C.K. Williams e Charles Wright che accende una luce sul bisogno di poesia: “La fame di parole, il breve spazio/tra la cosa in sé e il nominare la cosa/si attorciglia come una tenia dentro di noi/e attende d’essere colmato”.