Rassegna Stampa

di Claudio Nader Flashfumetto.it 08 gennaio 2008

E’ uscita da qualche mese l’ultima fatica della coppia Falcinelli-Poggi: L'allegra Fattoria, pubblicato da Minimum Fax. E’ il terzo libro di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi.
Grafico editoriale lui, scrittrice teatrale e attrice lei, la coppia ha già composto Cardiaferrania (minimum fax) e Grafogrifo (Einaudi), ma questo L'allegra Fattoria brilla di caratteristiche proprie e originali.
Il cuore grafico di Falcinelli e l'attitudine teatrale della Poggi accolgono i lettori senza farsi aspettare.Quelle pagine trasudano ricerca grafica, fusa con narrazioni da performance teatrale. Brevi racconti. A volte comparsate di personaggi improbabili eppur protagonisti, a volte divagazioni su temi fondanti della nostra società.

Ciao ragazzi, grazie per la disponibilità. Vi vorrei chiedere subito da cosa nasce la coppia Falcinelli-Poggi? Mi sembra che nessuno dei due si occupi singolarmente di fumetto?
Diciamo che nessuno dei due ne ha fatto la professione principale anche se ci dedichiamo moltissimo tempo e energie. Per ora abbiamo sempre lavorato insieme ma in futuro chissà.
Voi leggete fumetti in genere o siete autori-non-lettori?
L’autore-non-lettore ci sembra una figura un po' contraddittoria. Ci siamo formati su Topolino entrambi e a tutt’oggi amiamo Barks, Scarpa e Carpi. Col tempo Marta ha scoperto Marvel e Dc, Riccardo Dylan Dog e le graphic novel di Ware, Clowes e Tomine.
A cosa allude precisamente il sottotitolo “7 racconti per adulti cattivi”?
Essenzialmente è un controcanto ai "bimbi buoni" cui si raccontano la favolette perché stiano tranquilli prima della nanna. Ecco le nostre "favole" non sono per bimbi buoni e non tranquillizzano per niente.
Potete svelare la tecnica con cui sono realizzate le tavole?
Partendo da foto fatte apposta con attori (o amici) in posa, queste sono state montate su fondali disegnati e poi il tutto lucidato per farlo apparire stilisticamente omogeneo. L'idea era creare un ibrido né fumetto né fotoromanzo dove non si capisse cosa è fotografato e cosa disegnato. Di fatto, anche se sembra immediato, è una tecnica a volte un po’ lunga che ricorda un ciclostilato politico. Ci sembrava perfetta con questo tipo di racconti amplificando l'aspetto di realtà improbabile, grottesca, esagerata.
Poco tempo fa parlavo con Ausonia, uno dei pochi fumettisti italiani che oggi utilizza fotografie nelle sue opere e si parlava della difficoltà di rendere i personaggi e le pose fotografiche in modo vivo e dinamico. In questo libro le pose dei personaggi sono davvero poche, spesso ripetute con piccoli spostamenti o rotazioni ma rimangono comunque deliziosamente naturali. Come è possibile questo?
Il segreto è la posa. Non bisogna cercare il naturalismo ma la stilizzazione. Il fotoromanzo è kitsch perché cerca di essere naturale. Ma senza audio appare solo ridicolo. Senza audio devi esagerare. Avevamo in mente il cinema muto. Sempre. La nonna del racconto "La zoccola si sposa" è ispirata alle attrici dannunziane tipo Francesca Bertini
. In che modo procedete come coppia, c'è qualcuno che prima scrive e qualcuno che poi disegna o viceversa? O fate delle prove di scena in cui vi integrate in più momenti?
Durante la lavorazione dei vari libri abbiamo sperimentato un po' di tutto: vere e proprie performance in costume, improvvisazioni, tableaux vivants, disegni che indirizzano la scrittura, scrittura che informa i disegni eccetera. In linea di massima comunque l'essenza della collaborazione sta nelle conversazioni che fanno da premessa all'opera. Di solito prima di iniziare a scrivere o a disegnare passiamo diversi mesi semplicemente parlando e ragionando. Poi a quel punto, una volta chiariti le idee e gli intenti, inizia di solito la scrittura che poi viene "lavorata" e "rilavorata" nella fase del disegno.

Il teatro di Marta, al di là dei libri, in che direzione si muove? Che cosa entra nel teatro e non nel fumetto?

In generale è molto simile l'approccio ai problemi creativi di sceneggiatura teatrale rispetto a quelli posti dalla lingua nel graphic novel. Prescindendo dalle singole declinazioni e eventualità da risolversi caso per caso, è sempre un solo problema che viene posto: cercare una lingua che il più possibile tenga insieme più aspetti della realtà, una lingua che mentre racconta una storia, racconti gli orizzonti di senso che le fanno da sfondo. Poi naturalmente ci sono differenze per così dire tecniche tra un genere e l'altro, ma l'"ispirazione" che muove la scrittura è la stessa.
C'è un capitolo, "W la yellow pecora", che per certi versi mi porta alla mente i lavori di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Avete presente il meccanismo dei teli scenografici della Mastrella e l'utilizzo sempre diverso che Rezza ne fa in scena? Ecco, quando la “yellow pecora”, sulla scalinata, si trasforma utilizzando sempre la stessa base grafica e lo stesso ritmo mi ricorda propria le trasformazioni teatrali dei performer in scena. E’ un paragone plausibile?
Certo, il paragone - a ben vedere - è fondato. La yellow pecora per altro nasce proprio da quel tipo di umorismo nero e surreale. E poi, visto che siamo fan di Rezza&Mastrella, lo prendiamo come un bel complimento.
La mosca schizzinosa è forse il personaggio più vicino ad essere un reale performer dalla tavola e credo potrebbe essere portato in palcoscenico. In che modo, invece, la mosca prende la scena su carta? Con quale logica si muove tra le vignette? Quali i precedenti fumettistici, se ce ne sono?
Diciamo che la vignetta è usata come un palcoscenico in modo dichiarato. Ma questo lo facciamo sempre. In Cardiaferrannia e Grafogrifo i personaggi stanno spesso sulla pagina in modo teatrale.Precedenti precisi non me ne viene in mente nessuno, ma sicuramente conta molto l'uso dello spazio grafico fatto da Robert Massin con la sua Cantatrice Calva o da Alexey Brodovitch. Più grafici che fumettisti indubbiamente.
Molti oggetti di uso comune sono immortalati in queste pagine in un modo che quasi li rende immagini di consumo, quasi fossero oggetti pubblicitari e di conseguenza mi ricordano certi interventi di Pop Art e varie incursioni di design grafico, da Alexander Rodchenko ad Armando Testa. Per certi versi mi ricordano certi lavori di Paolo Bacilieri..
Se doveste citare alcuni riferimenti: autori o correnti grafiche e pittoriche particolari?

Più che immagini di consumo ci interessano in senso lato le iconografie. Il tentativo di trasformare dei motivi visivi in formule portatrici di contenuto. Sicuramente la pop art in senso lato. Ma ormai come cosa assimilata e non 'citata'. Ma anche il cinema, la pubblicità, la religione e la televisione. Il telefono che squilla in primissimo piano è per esempio un classico dei film noir e di spionaggio. La zoccola e il marito somigliano a un santino. L'altare della patria diventa un palcoscenico da avanspettacolo da cui si scendono le scale trionfanti come Wanda Osiris. E tanti personaggi guardano in camera (cioè il lettore) alla ricerca dei famosi 15 minuti di celebrità.
Alcuni riferimenti in ambito spettacolare, invece? Dei precedenti precisi?
Riferimenti sì, precisi non tanto, più che altro l'insegnamento generale di Brecht sullo straniamento in scena. Un modo per far vedere e capire soprattutto quelle cose, quegli oggetti, che per essere continuamente sotto gli occhi sono invisibili.
Il tutto è come un concept-album, una giostra teatrale, comprensiva di intervallo e finale musicale da musical. Queste storie potrebbero in parte diventare teatro a tutti gli effetti oppure no?
Diciamo che potrebbero senz'altro ispirare uno spettacolo teatrale, ma si tratterebbe completamente di un'altra opera. Come dire: queste storie sono nate per e con questa forma specifica. Possono naturalmente diventare spunto per rielaborazioni d'ogni tipo, ma "queste" storie sono delle immagini e delle parole sulla carta. Cosa avete ora in lavorazione, se potete sbilanciarvi? Tra teatro, grafica ed editoria..
Un altro libro è in "gestazione". Rimaniamo vaghi, anche perché in questa fase della lavorazione siamo vaghi noi per primi. Forse, quindi, questa volta faremo i conti con uno dei grandi prototipi del fumetto popolare: il supereroe. La prospettiva al momento ci diverte molto. Ma stiamo ancora parlando soltanto di un'idea...
Per finire, ho veramente apprezzato questa grande quantità di riferimenti ad oggetti, riviste, giochi da tavolo ed altro che avvicina il libro a qualche cosa di simile ad un documento sociale.
Oggetti a volte dimessi in via definitiva a volte in via di abbandono, altre volte molto moderni. Dal gioco del Monopoli al Corriere Della Sera, al telefono a disco, al videoregistratore, a Miss Italia, ai gioielli delle nonne, a Grand Hotel e altre riviste fino all'I-Pod, a S.Pietro, a Mc Donald e a Time..
Il fatto di non essere semplici disegni li trasforma e li rende documenti memorabili. Tra qualche anno potremmo riguardare quelle tavole e vedere oggetti quasi dimenticati..

Complimenti, storie divertentissime, tavole originali e… un ottimo documento danzante!

(Claudio Nader)