Claudia e Marta, liceali parioline con famiglie diverse ma ugualmente radical chic, incontrano ad una manifestazione Vittorio, compagno di scuola insondabile e affascinante. Claudia è sfrontata e coraggiosa, Marta introversa e rinunciataria con un vago istinto al martirio e una deriva mistica fomentata dalla tua cattolicissima famiglia. Le due si contendono per tutto il libro l’attenzione e poi l’amore di Vittorio, il quale si distingue per uno spietato ma creativo doppio gioco (anzi, multiplo) basato sull’arte sopraffina della “verità creativa”: il nostro teorizza infatti l’utilità di inventare colossali e piagnucolose balle al fine di condividere con la persona che si vuole interessare un momento emotivamente violento che crei intimità.
Il caso Vittorio è una specie di The dreamers versione Roma anni ’90 con sullo sfondo, invece dei lanci si sampietrini, i due governi Berlusconi, e l’irrequietezza della nostra Italia spampanata al posto di quella romantica del sessantotto francese.
Certo è molto bella la trovata della “verità creativa”, modo arguto che il protagonista Vittorio trova per giustificare l’ésprit du temps, ovvero il suo camaleontico, condiviso e comune voltare gabbana e destreggiarsi, con il fine ultimo di fare del bene a se stessi. E bello è anche il capitolo nel quale il protagonista spiega a Marta la parabola del crollo del geniale e creativo (ma alla fin fine bancarottiere) colosso americano della Enron per dar conto della necessità di Vittorio stesso di truffare e mentire, con il cattolico pentimento che ne consegue. Si percorre la storia divorandola, perché la lingua è sciolta e spedita, seguendo la rincorsa dell’elusivo giovanotto da parte delle due protagoniste. Ma la sensazione finale è quella di non arrivare (quasi) da nessuna parte, e la voluta inconcludenza forse generazionale del protagonista – né davvero di sinistra nel suo frequentare le manifestazioni anti-Berlusconi, né bocconiano fino in fondo nel suo lavoro nell’economia – finisce per disorientare il lettore e togliere precisione al romanzo, anche se altri hanno riconosciuto in questo aspetto una delle caratteristiche vincenti del libro.