Rassegna Stampa

di Masolino d'Amico TTL - la Stampa 16 febbraio 2004

I N apparenza Frank e April Wheeler sono la perfetta coppia dell'America suburbana, giovani (ventinove anni ciascuno), attraenti, di buone maniere e buona istruzione, genitori di due bei bambini. Tutti i giorni feriali lui si reca in treno nella vicina New York, dove ha un lavoro impiegatizio che non gli piace ma dal quale non si lascia coinvolgere; lei, reduce da una infanzia difficile (genitori subito divorziati e presto venuti a mancare entrambi) recita impeccabilmente la parte della sposina e della mamma. Pur considerandosi un po' superiori alle altre coppiette del circondario, i Wheeler ne frequentano qualcuna, e si lasciano coinvolgere nella fondazione di una filodrammatica che allestisce una commedia con April protagonista. Ora, la deludente riuscita dello spettacolo provoca una crisi in April, alla quale per la prima volta sembra di toccare con mano la mancanza di obbiettivi nella sua esistenza. Così ella si mette a riflettere in segreto, e come fanno molte donne, quando parla al marito di quello che ha in testa, il progetto è già andato molto avanti. Si tratta di cambiare vita in modo radicale. I Wheeler venderanno la casa, Frank lascerà il suo posto, si trasferiranno coi bambini nientemeno che a Parigi. Qui a lavorare sarà lei, April, che certamente troverà un lucroso impiego alla Nato. Lui potrà oziare, raccogliere le idee, stare vicino ai figli, e pensare con calma a cosa fare da grande. Frank è comprensibilmente sconcertato, ma lì per lì non trova argomenti per scoraggiare una April sempre più entusiasta, e quindi fa resistenza passiva, addirittura cercando di convincersi e sostenendo l'idea con terze persone. Intanto continua la sua vitarella aziendale, non senza registrare compiaciuto le occhiate di incoraggiamento di una segretaria... Siamo, non l'ho detto, nel mezzo degli anni cinquanta, e buona parte dei costumi scrupolosamente registrati dal romanzo, che è del 1961, sono nel frattempo diventati obsoleti. Tutti fumano; tutti bevono, molti aperitivi anche prima di una colazione di lavoro, e bicchierini della staffa prima di coricarsi anche dopo una serata di baldorie (un collega di ufficio di Frank rovina l'effetto di un bel completo inglese con dei mocassini sformati, segnale della sua incapacità di allacciarsi le scarpe al risveglio); le mogli si occupano solo delle faccende domestiche, e accettano senza troppo formalizzarsi persino gli schiaffi che i mariti brilli possono assestare loro durante le liti; le sparizioni ingiustificate sono aiutate dall'assenza di telefoni cellulari; la guerra è un ricordo recente (Frank vi ha partecipato), e Parigi incarna ancora il sogno dell'evasione e dell'emancipazione. Con la sua fedele, iperrealistica evocazione del periodo, Revolutionary Road - è il nome del quartierino residenziale dove i nostri fingono di essere tornati alla natura - risulta impagabile. Ma il romanzo contiene molto di più, addirittura, potremmo dire, la denuncia del lato oscuro di Doris Day. Fu, all'epoca, la rivelazione del suo autore, che con questo esordio arrivò in finale a un National Book Award al quale partecipava anche «Comma 22» (il premio andò all'«Uomo che andava al cinema», di Walker Percy). Figlio di divorziati come April, militare in Europa come Frank, forte bevitore e tabagista come entrambi, in seguito Richard Yates lavorò per Hollywood, scrisse discorsi per Bob Kennedy, insegnò letteratura creativa, e pubblicò altri sei romanzi e due raccolte di racconti prima di morire molto malconcio nel 1992. Non raggiunse mai più il successo di questa sua prima prova, ma ebbe compagni di strada e amici come Kurt Vonnegut e Raymond Carver. Oggi è un oggetto di culto, tra gli altri di Michael Chabon e di Richard Ford, autore della prefazione all'odierna riproposta con aggiornamenti dell'eccellente traduzione di Adriana Dall'Orto, già uscita nel 1964 per Garzanti (titolo, allora, «I non conformisti»). E diciamo pure che tra tante riscoperte di questi ultimi anni, questa balza in prima linea. Amaro senza astio, ironico senza compiacimento, il libro trasmette infatti una rara sensazione di perfetto controllo esercitato dall'autore sulla sua materia: a Yates bastano poche pagine per catturare il lettore facendogli posare lo sguardo su dettagli illuminanti e isolati con diabolica precisione, entrando nelle teste di sette-otto personaggi che sembra conoscere molto meglio di quanto loro conoscano se stessi. Sono gente vuota (impagabile la frequente descrizione delle pose di Frank, uno che si atteggia e si guarda dall'esterno anche quando soffre), l'unico che ha le idee chiare, non è un caso, è un simpatico figlio di vicini dei Wheeler, rinchiuso in un istituto per malati di mente: gente che proprio mentre sta realizzando il sogno americano scopre oscuramente di averne dimenticato le coordinate, e continua a non capire cosa le sta succedendo nemmeno quando è visitata dalla tragedia.