Via è la prima parola del titolo del romanzo ed è la chiave di tutto l’intreccio.
Via da una città che sembrava detenere un potere allo stesso tempo salvifico e distruttivo. Una città dove la gente smette di lottare per se stessa e si abbandona al piacere puro, anelando inconsciamente alla morte cerebrale, al disintegrarsi di ogni singola molecola ancora sana della propria materia corporea. Ma invece di andare via, si torna al punto di partenza, si corre incontro ai proprio vizi, all’autolesionismo incontrollabile che tiene al riparo da sentimenti, debolezze, convenzioni.
Ben è un alcolista, Sera una prostituta. Si conoscono a Las Vegas proprio nei giorni più critici della loro vita, quando la resa dei conti sembra ormai vicina.
Sono due individui ai margini della società, bersagli primari della morale comune, ma quando stanno insieme si sentono finalmente a proprio agio, nonostante la paura e le insicurezze imposte dalla precarietà di due esistenze in bilico, senza garanzie, senza reali vie di fuga.
“Esageratamente metodico, perfezionista, recluso in una prigione di alcol e dolore.” Così la sorella dell’autore John O’Brien lo ricorda in questa nuova edizione di Via da Las Vegas ed è un’immagine che rimanda proprio al protagonista Ben.
L’elemento autobiografico non sfuggirebbe in ogni caso.
Il punto di forza del romanzo, infatti, è la descrizione attenta e puntuale di particolari impossibili da narrare senza una vera esperienza a cui fare riferimento.
L’alcolismo e lo scenario di fondo nel quale si consumano le sbornie e le umiliazioni di Ben, sono inevitabilmente frutto della rielaborazione mentale di una serie di situazioni vissute realmente. È proprio raccontando un mondo nel quale si vive davvero che ci si tiene lontani dai pregiudizi, da un facile messaggio moralista tipico di molti romanzi di questo genere.
Lo stesso vale per Sera, la quale non viene presentata come una prostituta depravata, bensì come una donna indipendente che ha scelto di guadagnarsi da vivere svolgendo un lavoro spesso sgradevole e difficile da gestire. È la sua forza d’animo ad essere messa in risalto. Lei, nonostante la sua professione, o forse, per certi aspetti, proprio grazie ad essa, è una donna che sa amare davvero, rispettando la volontà altrui e riuscendo perfino ad accettare il deterioramento fisico del proprio compagno pur di non violare la sua libertà e le sue scelte. Il suo amore non necessita di romanticismo, è già di per sé completo, incondizionato e slegato da ogni preconcetto.
Dal linguaggio e la struttura del romanzo traspare la spontaneità e il trasporto con il quale è stato affrontato.
Le immagini e le riflessioni si susseguono al ritmo tipico di uno sfogo, di un impeto scaturito da un insieme di ricordi e sensazioni pungenti, difficili da inscatolare e tenere a bada. Ogni riga, ogni pausa e ogni ripresa suggeriscono una fuga, la ricerca di un angolo tranquillo dove lasciar cadere tutto il peso di una vita allo sbando e spogliarsi di tutte le fatiche e i dolori.
Efficace la traduzione di Raul Montanari, perfettamente aderente al contenuto e alle suggestioni evocate dall’autore.