Una curiosa prefazione di Zadie Smith apre la nuova edizione, questa volta integrale, dei racconti di David Foster Wallace raccolti ne "La ragazza dai capelli strani" (Minimum fax, pp.288, euro13,00)
con due novelle inedite assenti dall'edizione Einaudi: la givane scrittrice parla del quarantenne Wallace come del suo grande scrittore preferito, un divo di cui si vuol sapere come veste e come si muove, cosa fa e chi frequenta. Un po' quella mania degli scrittori star che dà luogo a fenomeni come il festival di Mantova o Cuneo. Ma poi si passa a parlare della sua narrativa per spiegare che conquista perché "Wallace ha quel genere di cervello che viene voglia di frequentare"
E allora passiamo ai racconti, e più dei due nuovi, comunque notevoli, "John Billy" e "Da una e dall'altra parte", la rilettura conferma che il migliore resta quello che ha creato a Wallace tanti fans anche nel nostro paese, ben prima che si conoscesse il suo ponderoso "Infinite Jest" grazie al coraggio della Fandango e di Veronesi. Ora la Minimum fax ci mette il suo impegno, e soprattutto quello della ottima traduttrice Martina Testa.
"Mi chiamo Lyndon Baines Johnson, figliolo. Sono il senatore dello stato del Texas nel Senato degli Stati Uniti. Sono al ventisettesimo posto nella classifica delle persone più ricche del paese. Ho il più grosso pisello di tutta Washington e la moglie con il nome più carino". Così si presenta l'uomo che diverrà Presidente all'ultimo dei giovani che si presentano a chiedergli un posto di lavoro, magari con tanto di piccola raccomandazione, dopo averlo accolto con l'esclamazione: "Mi chiamo Lyndon Baines Johnson. Quel cazzo di pavimento che hai sotto i piedi è mio, ragazzo".
Con questo inizia il celebre racconto intitolato "Lyndon" e scritto come in presa diretta, così da portarci immediatamente e senza farcene accorgere all'interno della realtà americana più grottesca (e quindi più vera), distruggendola senza parere, con un ritmo narrativo incalzante che alterna racconto a dialoghi diretti, brani di documenti (veri o falsi?) a riflessioni del protagonista, che da smistatore della corrispondenza all'interno dell'ufficio del senatore diverrà uomo chiave all Casa Bianca dello staff del presidente.
Il tutto sullo sfondo dell'assassinio di Kennedy e dell'escalation della guerra del Vietnam.
A rileggere questo racconto davvero magistrale, si è riconquistati come la prima volta da una scrittura in cui c'è l'impetuosità del politico texano e la crisi profonda di una nazione, di cui il narratore protagonista è testimone tra il consapevole e il passivo, quasi un soldato Scveick coinvolto suo malgrado in qualcosa più grande di lui e di cui, proprio grazie alla dimensione comparativa della sua vita privata, rende il senso, la forza e la gravità.
Da Lyndon Johnson a Keith Jarrett a David Letterman, dai quiz televisivi ai ranch del Midwest, dagli yuppies ai punk rockers , nelle sue storie Wallace sa descrivere e commentare l'intera cultura pop americana, in cui si riflettono le nevrosi, le ossessioni, le passioni e il disagio emotivo del mondo contemporaneo. Il tutto con una genialità, un virtuosismo e un vigore avanguardistico che a più di dieci anni dall'uscita del libro restano forse ineguagliati. All'epoca, il New York Times scrisse:"Con questa raccolta, Wallace riesce a ridonare splendore alla narrativa contemporanea"
Con violenza di scrittura, ma anche sapienza e un'eleganza in senso moderno, rivela la violenza della vita e del mondo in cui vive, anzi è quella violenza che ogni volta sfonda il suo muro esteriore per rivelare risvolti nascosti, momenti illuminanti. Tutta cronaca e tutta finta, così che in essa balena inevitabilmente qualcosa di vero.