Dire che uno dei testi migliori in un’antologia è l’introduzione potrebbe apparire poco lusinghiero. Le cose però cambiano se si considera che il curatore di Anteprima nazionale è Giorgio Vasta: è difficile infatti non condividere la lucidità con cui l’autore siciliano fotografa l’Italia come un “paese fuori dal tempo, autoemarginato”, un territorio esanime, dominato dal “Grande Sdoganatore delle miserie nazionali”, capace di dar corso legale alla celebrazione orgogliosa di tutto ciò che è vile e compromissorio. L’Italia, dice ancora Vasta in questo interessante micro-saggio, “sa, ha le prove: eppure non agisce, resta speranza disperata che non sa farsi realtà”. E sull’idea, ingenua forse, ma insieme immaginifica, collettiva di fare la storia, lascia prevalere altre logiche tragicamente impoverite, come quella di una coscienza civica frammentata al limite del tribalismo, di una resa completa alla logica consumistica o -peggio- televisiva, al concetto (e alla poetica) di “volatilizzazione dell’esperienza”.
Coerente con tale analisi, Vasta formula l’aspirazione che Anteprima nazionale esprima “parole in grado di generare conseguenze”. Non di rado tuttavia i racconti che compongono l’antologia rimangono al di sotto di queste limpide premesse e qualche volta si fermano addirittura al livello di esercizi sul tema “L’italia che verrà”. Ci sono, sia chiaro, le eccezioni: è il caso ad esempio dello sferzante “Jerusalem” di Tullio Avoledo, o del “Capobastone” proposto, con beffarda genialità, da Valerio Evangelisti. Ad accomunare queste due prove però, non c’è solo la felicità dell’ispirazione. I due autori non nascondono le proprie predilezioni per la SF, muovono anzi da stilemi scopertamente fantascientifici ma a colpire, nei loro racconti, è la qualità della scrittura: misurata e sapiente quella di Evangelisti, evocativa e martellante quella di Avoledo.
Si è già detto del valore molto diseguale degli altri contributi che alternano spunti interessanti (Pincio, Falco…) a prove autocompiaciute e insignificanti come (per fare solo un esempio) il brano proposto da Bergonzoni. Se da una parte sono intuibili i riguardi di Vasta verso nomi importanti come quelli raccolti in Anteprima nazionale, non si può eludere il rammarico per un’occasione promettente e sostanzialmente mancata.