Rassegna Stampa

di Mirella Appiotti TTL - La Stampa 26 febbraio 2004

E allora antologizziamo. Gli scrittori italiani. Via più facile per il lettore: testi brevi, racconti sparsi o su tema, stili; per chi ha fretta, per chi ha sonno, per chi non vuole stancarsi. (Nonchè tradizione, anche nell'ultimo secolo, Tondelli insegna). Via più difficile per l'editore. La scelta chiede tempo, sapienza, passione, idee chiare. Ce l'hanno fatta, all'epoca, quelli di Stile Libero con i "cannibali", non ce l'hanno fatta i medesimi con i "disertori". Adesso il dibattito - autoaccusa casalingo svolto attorno ai nostri romanzieri che non saprebbero raccontare la realtà ("ma che cos'è la realtà?" si è chiesto giustamente Enrico Palandri) sembra rendere proprio le antologie di qualche utilità.
O per lo meno le più incisive tra quelle in arrivo. Deboli, nella fattispecie, due appena uscite: "Viva l'Italia", una specie di anti-Bossi e viva Ciampi compilata per Fandango da Oscar Iarussi con 11 narratori di rango, da De Cataldo a Veronesi, colta ipotesi di irrealtà; e "Gli intemperanti", 18 voci in gran parte sconosciute riunite da Meridianozero, che tenta lo scouting con gli italiani accorpandoli sotto il segno soprattutto dello "spostamento di punti di vista sulle cose". Non tutto ottimo ci sarà ancora da lavorare.
Decisamente più efficace La qualità dell’aria che minimum fax a marzo manda in libreria: 20 scrittori under 40, una sorta di Granta italiano, che raccontano “il proprio tempo sulla propria pelle”, esperimento tentato con estrema acribia dai curatori Nicola Lagioia e Christian Raimo, romanzieri affermati essi stessi e parte del gruppo, mentre la casa editrice, Cassini, Di Gennaro, la Testa fa quadrato attorno a loro, grazie anche all’esperienza con le antologie dei nuovi americani (i famosi Burned Children); dei pupilli inglesi di Granta, appunto; intanto che si progetta una futura raccolta dei nuovi tedeschi.
Qui il prodotto c’è. Sia che nelle trenta pagine di Ernesto Aloia si consumi la tragedia del terrorismo a Torino e in quelle di Elena Stancanelli la sanguinosa epopea toscana di Mario Tuti; sia l’affondo di Pascale nelle nequizie pubbliche con “Io sarò stato?”, o quello di Paolo Cognetti nel difficile percorso di una donna d’oggi, e poi il 1992 di Lagioia, la Parrella e uno splendido Trevi nella Roma tra Gadda e Pasolini, Gabriele Pedullà nella nuova Russia, e ancora Pica Ciamarra, Pincio, Raimo, oltre a gruppetto di nuovi, dove “la realtà ha una risonanza forte”, dove è “l’aspetto paradossale dello stato delle cose ad essere colto”, il disagio anche visivamente rappresentato, a metà libro, dal gigantesco maiale che, nei disegni di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi, assale e distrugge Roma, scoperta metafora della politica. La “qualità dell’aria”, in Italia come in Europa, non potrebbe essere più inquinata.