Rassegna Stampa

di Giuseppe Genna www.carmillaonline.com 08 gennaio 2004

L'anello che non tiene, il bellissimo saggio di Lucio Del Corso e Paolo Pecere edito da minimum fax, è un testo di cui si avvertiva la mancanza da almeno due decenni in Italia. Per comprendere i motivi di questa disperazione per assenza, basti leggere l'esplicativo sottotitolo del libro: Tolkien fra letteratura e mistificazione. A quale mistificazione si allude, qui? A una distorsione importante, che per anni gli intellettuali italiani hanno contribuito a fare crescere a dismisura, per cecità, incapacità e mancanza di cultura: che il fantastico esoterico fosse un apparato conoscitivo e artistico di destra. Mi si passi la greve espressione: fu una cazzata.

Fu una cazzata sotto ogni punto di vista: anzitutto critico, poi politico. Critico: perché è impossibile avvicinare la letteratura con categorie tanto idiote ed esogene, da un lato; e poi perché questo giudizio tranciante lasciava intendere la stima che i critici nutrivano nei confronti della letteratura fantastica. Politico: perché la destra non ha una cultura, non ha elaborato mai una cultura e non la elaborerà mai, per il fatto che considera la cultura come atto sovrastrutturale. C'è tuttavia un motivo di più profonda incomprensione dell'umano, nei trascorsi momenti di sottovalutazione politica del fantastico: ed è che il fantastico è il politico. L'abominio tradizionalista sventagliato nelle bocche destrorse nulla ha a che vedere, come bene indicò Furio Jesi, con il patrimonio archetipale umano, che del fantastico è la materia di elaborazione. Qui non si tratta di sdoganare nessuno: Guénon resta un reazionario, ma, se si vuole comprendere il sistema simbolico di certe tradizioni, volenti o nolenti bisogna leggere Guénon. Ecco, dunque, perché L'anello che non tiene diventa non solo una vasta escursione tolkeniana, ma un profondo lavoro di corretta rilettura di un macrogenere letterario, che coincide con il patrimonio del politico e dell'immaginario della nostra contemporaneità.