"Allora nessuno più chiamerà tutto ciò aforismi, ma chiameranno chi li scrive 'seminatori d'albe', che, come un sol uovo, nel 2030 si schiuderanno a sorpresa avvenuta.
Adesso basta solo avviarci ammaliati alla fonte del prescritto passato, per poter vedere se di questa futura epoca resta ancora un preludio, o se il realismo lagunare di chi è piantato nel 2009 schiavizza così tanto il verrà imperituro."
Alessandro Bergonzoni - Ecco i come mai (viaggi nella pre e post costituzione)
Una sveglia all'Italia chi la darà?
Chi sarà capace di farci uscire dal torpore, dal letargo in cui siamo entrati ormai da troppi anni?
Gli scrittori?
Dubito, a dire il vero, perché il raggio d'azione del libro è limitato, confinato, chiuso, e anche se la rete può essere il megafono degli autori è vero anche che ad ascoltare la loro voce - pensiamola pure urlata, se volete - è alla fine sempre la medesima categoria di persone. Il tentativo è comunque più che interessante, specie se a farlo sono scrittori del calibro di questi, che Giorgio Vasta unisce in un'antologia sull'Italia.
Passato, presente e soprattutto futuro si intrecciano in pagine raggelanti e un po' angosciose, come quelle di Giancarlo De Cataldo, Giorgio Falco o Tommaso Pincio, allucinatorio-televisive firmate Giuseppe Genna o quasi poetiche, come quelle di Ascanio Celestini.
Ogni autore (sono nove e molto diversi fra loro) racconta uno spaccato di futuro alla sua maniera. C'è chi punta sul fantascientifico intrecciato al presente (Tullio Avoledo) e chi invece dilata l'attuale realtà portandola sino ai limiti estremi di una nazione, l'Italia, governata dalla mafia nel momento in cui la memoria e i valori vengono totalmente azzerati (Valerio Evangelisti). Infine c'è chi lavora sulla Storia, seguendo la propria vocazione, come fanno i Wu Ming I.