Quale e' la qualità
dell'aria a Italiaville? Ovvero, come si vive in questa
Italia d'oggi? A rispondere sono stati chiamati dalla rivista "Nuovi Argomenti" sotto il titolo appunto di "Italiaville" e in
"Qualita' dell'aria", un volume edito da Minimum Fax a cura di
Nicola Lagioia e Christian Raimo, molti giovani scrittori che lo
fanno attraverso i loro racconti. Una visione abbastanza nera, in genere, come dimostra il riferimento da una parte all'inquinamento e, dall'altra, a disagio, perbenismo e violenza dell'impietoso film di Lars von
Trier "Dogville", ma che vede gli autori scegliere comunque
strumenti letterari meno estremi, ma non meno generalmente
inquietanti di quelli utilizzati dagli scrittori di romanzi di
genere, gialli e noir, che rivendicavano di essere sinora i soli
impegnati programmaticamente a ritrarre e denunciare la realta'
del nostro paese, a documentarsi per metterne in luce i lati
neri, il degrado morale.
"Nuovi Argomenti", la rivista diretta da Enzo Siciliano, ha
chiamati 14 autori a esprimersi, mentre il volume della Minimum
Fax che arriva in libreria col titolo "La qualita' dell'aria" ne
raccoglie sullo stesso tema venti under 40. Due nomi sono in
comune, ma vi compaiono con interventi diversi, Francesco
Pacifico e Valeria Parrella.
Il primo sulla rivista racconta un paese della Sabina tra
fascismo e realta' politico-sociale postbellica, pensandolo come
set per un film ideologico-pecoreccio, mentre per il volume
Minimum Fax Pacifico ha scritto un racconto postmoderno su una
coppia d'oggi in Salento, tra desideri e paure in un mondo da
riviste patinate. La Parrella racconta disagi e confronti,
partendo dalla sua Napoli, ormai "accartocciata su se stessa",
come scrive su Nuovi Argomenti riferendo di violenze e teppismi
tra i giovani, mentre l'altro intervento riguarda una insegnante
precaria del sud, che va a insegnare a Bergamo e si trova a
convivere anche con alcune giovani regolamentate dalla legge
Basaglia.
Insomma, il ritratto che esce da queste due raccolte, non
solo da questi due autori, è quello di un paese senza piu'
valori, e dove, se qualcuno vi fa riferimento, è per
strumentalizzarli e svuotarli del loro senso. La carica
ideologica e la voglia di cambiare degli anni '70 è ormai
esaurita e di quegli anni restano terrorismo e P2, come nel racconto di Elena Stancanelli. In "La qualita' dell'aria" c'è
il degrado e la violenza, come nella Torino di Ernesto Aloia; il
consumismo senza speranza di un mondo di ipermercati e centri
commerciali, come nell'accusa di Giordano Tedoldi o sul panico
dell' 11 settembre di Andrea Piva; viaggi, fughe impossibili in un mondo isterico che non accetta la vita, come nelle storie di
Leonardo Pica Cimarra e Christian Raimo; come c'e' la
trasformazione e la perdita di ogni slancio ideale, su cui
puntano Serafino Murri e Antonio Pascale, la favola di Giordano
Meacci su bugie e populismo, una ritratto degradato ma non
disperato di Roma vista da Emanuele Trevi con gli occhi di
grandi letterati, da Gadda a Pasolini.
Se Raimo e Lagioia parlano di "trasformare il proprio luogo e
il proprio tempo in una questione di stile" citando Thomas
Bernhard e la sua Austria, l' "Italiaville" di Nuovi Argomenti
invita a "occuparsi di quei fatti che assediano da vicino
l'esistenza quotidiana" per rendere "meno enigmatico il mondo
che ci circonda", quindi Igino Domanin parla del crollo della
New Economy, mentre Martino Gozzi e Flavio Santi affrontano i
problemi della nuova immigrazione, Marco Mantella e la Genova
post G8 e Massimiliano Zambetta racconta di ragionieri e
insegnanti nella sua Bari distrutta dalla speculazione edilizia.
Appare esemplare allora, quasi commento per tutte e due le
iniziative e tanti testi diversi, il discorso tutto letterario
di Davide Bregola, che si interroga sul valore della cultura e
dei libri come chiave per cercare di avvicinare la verita', tra
presunzioni e fraintendimenti, col titolo indicativo di "Fuori
s'e' abbassata la temperatura" e la conclusione che, se uno
scrittore fosse davvero chiamato a "illuminare l'umanita'" con
ciò che scrive, "a me vien voglia di non far leggere più
nemmeno una riga di cio' che scrivo e scriverò".